Recensioni

6.9

In pochi non definirebbero Beatrice Antolini una musicista a 360 gradi, e noi di Sentireascoltare non siamo tra quei pochi. La penna di Fabrizio Zampighi la segue fin dai suoi esordi, descrivendola come uno dei fenomeni italiani “in bilico tra indie e mainstream pop di ultima generazione” da tenere maggiormente sott’occhio.

L’ultimo full-length, Vivid (Qui base luna, 2013), si era lasciato alle spalle una critica piuttosto indifferente, o almeno non entusiasta come nel caso dei precedenti A Due (Urtovox, 2008) e Bioy (Urtovox, 2010). Ma dopo aver di recente aggiunto al suo CV di tutto rispetto collaborazioni con artisti del calibro di Ben Frost e Lydia Lunch (è stata proprio la signora del no-wave a notarla e a volerla in un suo progetto), la polistrumentista marchigiana dall’animo psych-new wave torna a far parlare di se’ con un nuovo EP in uscita per La Tempesta International l’11 novembre 2014.

Beatitude è il titolo dell’album, e in copertina c’è la foto di una gallina nera con un uovo dorato, inserita in una cornice dal sapore vintage. L’allusione alla ben nota favola di Esopo, il cui monito finale è “non essere avidi e insaziabili, bisogna accontentarsi di ciò che si possiede”, è facile. Una morale che sembra calzare alla perfezione con l’etica che ha portato alla produzione di questo disco: Beatrice è ormai una donna, ha trovato il suo posto nel mondo e completato il suo processo evolutivo di musicista, raggiungendo la “beatitudine” alla quale il suo nome l’ha destinata; non ha bisogno che di cinque tracce per esprimere il suo universo interiore, servendosi del lirismo e del pop-rock nostalgico che da sempre la contraddistinguono.

Le atmosfere di Beatitude sono decisamente più dark e introspettive, se paragonate a quelle scanzonate del disco precedente. La Antolini torna a prendersi sul serio, e lo fa mantenendo un marchio di femminilità che non mira ad accattivarsi tanto la simpatia del pubblico maschile, quanto la complicità delle ascoltatrici donne, strizzando l’occhio alla produzione di pioniere della scena alternativa al femminile quali Lydia Lunch e Siouxie. La traccia di apertura, Spiders are not Insects, ha le tonalità del nero e le sonorità stridenti di matrice gotica che sono il filo conduttore di tutto l’EP. Dromedarium (Beatitude) è un saliscendi di umori indecifrabili che confonde, mescolando synth e chitarre, cantato in inglese e francese, acuti e bassi, ed evocando da un lato le Chicks on Speed e dall’altro le Savages, con quel tocco anni ’80 smaccatamente girlie che l’Antolini misura con sapienza.

Beatitude è un disco invernale, freddo e caldo allo stesso tempo, che parla con la voce sensuale e ferma di uno spirito creatore ormai maturo che non si presta ad altre definizioni, se non quelle di donna e di artista. E scusate se è poco.

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