Recensioni

7.3

Ai consueti vari anni che l’artista brasiliana lascia passare tra un disco e l’altro, si sono aggiunti un paio di mesi dovuti all’emergenza sanitaria mondiale ad aumentare l’attesa per il nuovo album, il cui titolo significa appunto “Adesso”. Un ritardo da poco rispetto al tempo totale passato dal precedente Tudo (2014), al quale pare sia seguito un impasse creativo risolto con l’aiuto del produttore e amico da lungo tempo Thomas Bartlett dei Doveman coautore di tutti i brani e già con lei in tour, nonché dietro al banco tra gli altri per Glen Hansard e i Magnetic Fields (forse non si riferisce a lui quando canta «the melody came back, the melody returned» nella notevole Bolero o «what a blessing to have you in my life» in Raio, ma sono versi che rendono l’idea). La collaborazione creativa tra i due però non avviene, come si poteva supporre, incrociando la bossa della cantante col passato folk del produttore: il lato di Bartlett che qui viene fuori è semmai quello dell’autore di remix, e il disco infatti unisce strati di elettronica versante trip-hop al cocktail consueto della cantante tra tradizione brasiliana, venature jazz e un po’ di nu-soul.

Ne risulta un mix che nei precedenti dischi della cantante si era sentito solo occasionalmente (qualcosa in Momento, 2007, poco nel fortunato esordio Tanto Tempo, 2000) perché lì l’elettronica contribuiva con estrema discrezione: qui è più presente ma sempre con grande eleganza (vero tratto distintivo del disco insieme alla sensualità diffusa), in strati sonori stesi intorno alle percussioni minimali che tracciano i ritmi pigri e spaziosi, magari insieme a piccole frasi di piano, tra ricordi di Morcheeba in viaggio a Rio per ricordarsi My Funny Valentine (O Que Nao Foi Dito) e le reminiscenze cocktail-lounge come furono recuperate negli anni ’90 (il singolo Deixa, che mostra qualche traccia delle colonne sonore in cui si eccelleva un tempo in Italia, ma anche la tastiera dispari un po’ Underworld su cassa in 4 di Yet Another Love Song).

Un pop raffinato, che seduce con un sorriso e che alza i battiti (ma sempre con delicatezza) intorno al suddetto singolo Deixa, il quale è preceduto dal duetto con Mart’nália di Na Cara e poi sfocia con fluida naturalezza in Raio, in cui una batteria più presente sembra raccontare quell’uscita da un brutto momento ricercata nel testo, forse l’unico passaggio in cui il disco (al quale comunque Gilberto e Bartlett hanno lavorato tre anni) sembra dialogare col mood contemporaneo.

Il finale affidato alle atmosfere dreamy di Teletransportador conferma l’ispirazione che caratterizza questa raccolta di “some other love songs” in salsa brazilian pop, classica – soprattutto se intendiamo questo aggettivo come “di (gran) classe”. Un ottimo ritorno.

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