Recensioni

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Frutto di tre giorni di jam session tra Biga e Millelemmi, Spazionauta EP è la più recente fatica del rapper fiorentino e l’ultima uscita della neonata Fresh Yo Label, etichetta particolarmente feconda. Nonostante le precedenti uscite di questa label possano far pensare a qualcosa di semplicemente limitrofo all’hip hop, la presenza di Millelemmi è sufficiente a fugare ogni dubbio: questo lavoro è un ep assolutamente hip hop, intendendolo come un genere ormai contaminante e contaminato, sottoposto a mille ibridazioni e tuttavia ancora in grado di influenzare qualsiasi cosa.

 

Quello che mi fa dire in maniera così aperta che si tratta di un disco hip hop a tutti gli effetti è il rhyming solidissimo, tecnico e spontaneo in tutta la sua ricercatezza, del rapper fiorentino, che verosimilmente alterna a qualche lettura dei sempreverdi poeti toscani a qualche gustoso cypha di freestyle corroborato da della sana cannabis (so che può sembrare un clichè e non ci sono prove effettive, ma un po’ di romanticismo concedetemelo). Immagini suggestive a parte, l’uso (a volte eccessivo, se mi è concessa una piccolissima nota negativa) dell’allitterazione e la ricerca quasi ossessiva del gioco fonetico vanno sicuramente nella direzione di chi vuole coniugare letterarietà del testo (non tanto dal punto di vista strettamente semantico, ambito che non sembra interessare più di tanto all’mc toscano nonostante qualche evidente apertura al riguardo, quanto da quello di fattura del testo, frutto di un labor limae per nulla celato) con l’arte del parlare a tempo (aka il rap).

 

Che l’ideale punto di partenza (da cui prendere poi altre direzioni altrettanto personali, va detto) sia il Neffa di Chicopisco e più precisamente di Stare Al Mondo (splendida nenia a 53 bpm che ancora oggi rimane forse il punto più alto raggiunto dal rap in Italia), emerge chiaramente nell’ottima opener Per fare brano (in)conscious che su un tappeto morbidissimo e soffuso lascia cadere dei mantra ritmici a proposito del pensare prima di agire. Questo è forse l’apice del disco dal punto di vista strettamente lirico, nonostante i fuochi di artificio tecnici siano riservati alla terza traccia, su cui ci soffermeremo a brevissimo. Il secondo brano dà il titolo all’ep e vanta un grandissimo lavoro sul beat, soprattutto nell’utilizzo di un campione vocale splendido di suo e gestito con grande sapienza. In questo caso il rap, sempre e comunque di altissimo livello, risulta leggermente meno incisivo rispetto agli altri episodi. La terza canzone è decisamente, in senso buono, la traccia più sborona (slang bolognese che sto utilizzando come sinonimo di “sbruffona”) dal punto di vista strettamente lirico, dove i giochi fonetici e i numeri di funambolismo toccano vette esplorate da pochissimi in Italia, su un beat che parte da un classicissimo accenno di jazz per poi concludersi in un brano che farà felici tutti i fan dell’hip hop strumentale di derivazione jaylibiana.

 

Complessivamente il confronto tra i due artisti si risolve con un risultato pari, io ho personalmente preferito le strumentali di Biga (per un campanilismo verso il sudamerica che mi ha dato i natali, forse), ma si tratta di una vittoria al fotofinish e dovuta al fatto che tutti i tappeti ritmici potrebbero tranquillamente vivere di vita propria senza rap mentre i testi sono ancora troppo dipendenti dalla ritmica per risultare opere funzionanti anche solo sulla carta. Voglio comunque ribadire che Millelemmi è uno dei talenti più meritevoli di uscire allo scoperto, magari con un progetto che lo veda alla prese con canzoni più complesse come struttura, direzione che consentirebbe una valutazione più generosa delle sue già enormi capacità anche da parte di ascoltatori esigenti ma non iniziati alla doppia acca.

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