• Apr
    01
    2011

Album

Drag City

Add to Flipboard Magazine.

Le ultime due prove di Bill Callahan, solari e decisamente più composte, vedevano l'autore noto come Smog abbandonare le radici lo-fi che ne avevano fatto un nome di culto nel decennio precedente: ne risultavano brani meglio confezionati in cui tuttavia la maggior pulizia del suono sembrava tenere a freno estro e ispirazione. Oggi Bill è appena più introverso e cupo ma non così tanto da giustificare un titolo come Apocalypse, scelto invece per raccogliere sette nuove canzoni che di catastrofico hanno nulla e che si fanno apprezzare per qualità ancor prima che per atmosfere.

Piacerebbe evitare il solito elenco, giudicare invece il disco nel suo complesso ed elogiarlo per la sua ormai usuale raffinatezza, ma sarebbe un peccato tacere dell'incedere dritto e solenne delle chitarre che portano a trionfo la timbrica inconfondibile del nostro in Drover, così come non si può non menzionare i singulti delle stesse in Baby's Breath: è un dittico di apertura in cui subito traspare il consueto gran gusto nel pensare canzoni come fossero suite. I crescendo, gli stacchi, le accelerazioni improvvise, i cambi di tempo, l'efficacia di elementi solo apparentemente di contorno quali violino e flauto: tutto è organizzato alla perfezione, come se la musica fosse la colonna sonora di un film la cui trama è enunciata nelle liriche, sempre ispiratissime. A mettere il punto su queste progressioni interviene dunque il quasi-funk di America!, all'insegna di un groove pressochè costante ma disturbato da riff di chitarra che sporcano tutto come nelle migliori pagine dell'indie-rock anni 90: è l'apice del disco, già ora tra i brani più eccitanti del 2011.

La seconda metà dell'album è al contrario più pacata e regala un altro gioiello, Riding For The Feeling, ballata di rara suggestione emotiva che al solito fa scattare l'inevitabile paragone tra il nostro e Kurt Wagner dei Lambchop. Appena inferiori sono invece i nove minuti della conclusiva One Fine Morning che, lavorando appena di più sulla melodia, non avrebbe sfigurato fra i cataloghi di Nick Drake o Tim Buckley.

Apocalypse è un'uscita che magari verrà sottovalutata, complice l'anzianità sulle scene del suo autore in contrapposizione al sempre più frenetico sbocciare di gruppi nuovi: non credete agli hype, qui c'è un musicista che non solo non molla la presa ma si ripresenta in uno stato di forma invidiabile.

7 Aprile 2011
Leggi tutto
Precedente
Grails – Deep Politics Grails – Deep Politics
Successivo
Bancale – Frontiera Bancale – Frontiera

album

artista

Altre notizie suggerite