Live Report

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“Sono emozionato di essere qui, questa sera. Oggi, voi avete tirato una ditata negli occhi a Berlusconi, perché sembra ci sarà un ballottaggio tra due settimane in questa città. E quando mi chiederanno dove fossi quando la gente di Milano ha tirato una ditata nell'occhio a Berlusconi, io sarò orgoglioso di rispondere…a Milano! Tra due settimane dovete finire l'opera e tirargli un calcio nei coglioni!”. Chi l'ha detto che per scrivere recensioni si debbano usare tecnicismi, analisi stilistiche, commenti  metodologici: a volte basta partire da semplici parole pronunciate sul palco per costruire il tutto. O forse una volta ogni 10 anni, quando Billy Bragg comes to town. “Ho parlato via skype con Woody Guthrie la settimana scorsa e gli ho detto avrei suonato a Milano, durante le elezioni. Allora, lui, mi ha lasciato un messaggio da darvi. E il messaggio è in questa canzone: All you fascists are bound to lose”. Uno dei concerti più sinceramente e orgogliosamente politici a cui si sia assistito in Italia negli ultimi anni. Innegabile.

Quando Billy Bragg scatta rabbiosamente sul palco, debuttando con The world turned upside down, tutti han già capito come andrà a finire. Certo, ci si aspettavano parole e intenti schierati, ma la concomitanza delle elezioni comunali esalta il cantante e i risultati in continuo, positivo, aggiornamento, lo assatanato. “Per questa volta potrete tenere i cellulari accesi e, ad ogni buona notizia, esultare!”. Ogni discorso è in onore del risultato di Pisapia e alla “memoria” di Berlusconi. Comincia a parlare di temi cari come l'antifascismo e la sua piccola cittadina est-londinese di Barking (Battle for Barking è stata una delle poche canzoni recenti suonate). Accompagnato dall'immancabile tazza di tè, monologa di capitalismo e di ossimori dei giorni nostri: democrazia-capitalistica, intelligenza-militare, football-americano arrivando fino a bunga-bunga: “Non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno di bunga”. Parla del cinismo e lo identifica come il vero nemico della società, manco a farlo apposta viene portato l'esempio di un certo Mister B. Intermezza chiacchiere a pezzi storici To have and to have not, Levi Stubb's tears, Tank park salute. Il dovuto tributo a Woody Guthrie I aint' got no home e la già citata All you fascists… e “rimasugli” del progetto coi Wilco Way over yonder in minor key. Fino alle ultime battute, quando accelera, costringendo a un ritmo incalzante.

Billy Bragg sa di stare vivendo un momento storico per la comunità milanese. La prima volta dopo quasi 20 anni che Milano si sente in grado di dare uno scossone a se stessa e all'Italia intera. Le parole si concentrano sul pubblico, sulla sua importanza: “Io domani sarò da un'altra parte, ma voi rimarrete qui. Io porterò i miei discorsi ad un'altra platea, sarete quindi voi che dovrete cogliere le mie parole e farle fruttare. Noi cantanti non possiamo cambiare il mondo, siete voi, pubblico, a doverlo fare!”. E ancora “Erano 10 anni che non riuscivo a tornare in Italia, ora son qui con la speranza voi possiate cambiare questo Paese. E per farvelo capire vi dedico I keep faith, perché io ho fiducia in voi!”. L'uscita dal palco, il ritorno per i bis con faccia gongolante, aggiorna sui risultati quasi trionfali per la sinistra milanese e invita a finire l'opera in due settimane, al ballottaggio. Partono le note di Milkman of human kindness e, appena attacca A new England, sa già che dovrà lasciar spazio agli inevitabili cori: la conoscono tutti. Però stavolta il significato è assai differente, stavolta è come se lo sapesse che i presenti il mondo lo vogliono cambiare, che i presenti stanno cercando un'altra Italia.

30 Maggio 2011
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