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    01
    2003

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Bomp!

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Si dice che Greg Shaw – personaggio cult, patron dell’altrettanto cult Bomp! Records di Los Angeles – sia stato spinto ad assoldarli proprio per via della fama di scelleratezza che li precedeva. Sarà ma deve esserci stato dell’altro per scomodare questo personaggio che può tranquillamente essere definito il padre delle fanzines musicali (con la sua storica Bomp! per l’appunto, pubblicata per la prima volta nel 1970) e quindi di tutto l’universo culturale che ne consegue oltre che essere tra i creatori della leggenda sixties-garage (essendo stato fra i curatori delle serie Nuggets). La sua intercessione suona come un’investitura: é il momento che i Black Lips attendevano, così senza perdere tempo riciclano tutto il materiale dell’EP Freakout e due b-sides di Ain’t Coming Back, registrano sei nuovi pezzi tra il settembre e l’ottobre 2002 e recuperano una chicca dalle lontane sessions del novembre 2000, Everybody Loves A Cocksucker, destinato a diventare il loro inno. Una ballata galleggiante in un’atmosfera da post-stravizio che li aggancia al girone più demenziale dell’indie storico americano (Cows, Elvis Hitler, Mojo Nixon, Butthole Surfers): su una base lurida e dolce si snocciola una girandola di dichiarazioni illuminanti a partire dallo stonatissimo refrain-titolo fino a frasi sconcertanti del tipo “è dura essere effeminato quando non sei finocchio” – una presa di posizione gender-bending nel Gayrage (epiteto ambiguo che grava sulla scena garage da parte punk, pronunciato ora con astio, ora con fierezza) corredata da baci omo e pacchiano travestitismo sul palco. Con l’ultimo materiale i Black Lips si specializzano definitivamente in questa miscela di blues e deboscia selvaggia a base di chitarre scompaginate, noise, ululati e scala pentatonica, lo testimoniano You’re Dumb e la ballata da saloon Down And Out ed è incredibile come i fantasmi di Howlin’ Wolf, Tampa Red, Speckled Red e dei lenoni leggendari della musica del diavolo rivivano nei panni di questa imberbe e insipiente teppa! Anche i calibri rawk’n’roll vengono perfezionati nelle vesti dell’iniziale trotto fuzz-addicted Throw It Away a firma Ben Eberbaugh o della Crazy Girl a firma Cole Alexander & Mark Naumann, mentre Ain’t No Deal, come dicevamo in apertura, sembra una parodia delle canzoncine guitar-pop degli Strokes. Il Self-Titled Debut, in conclusione, documenta l’evoluzione dei Black Lips (all’epoca con punto esclamativo finale) nell’arco di due anni, proponendosi come la naturale introduzione al loro sound che pur si presenta compatto e diretto, come ben rappresentato dalla copertina disegnata da Bradford Cox dei Deerhunter. La documentazione di un gruppo destinato a mutare ancora, anche perché alla vigilia della pubblicazione, nel Dicembre 2002, Eberbaugh rimane ucciso in un incidente automobilistico causato da un ubriaco.

2 Giugno 2003
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