• Gen
    07
    2013

Album

Universal Republic

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In questi primissimi scorci del 2013 gli USA hanno dato il peggio che potessero offrire sul versante rock: i nuovi album dei tardivi crossoveristiHollywood Undead (veramente terribili, statene alla larga) e dei teen-glamers Black Veil Brides.

Wretched and Divine: The Story of the Wild Ones è il terzo album in studio dei Black Veil Brides, quintetto trash rock che da qualche anno sta provando a riportare in auge le pagliacciate glam metal, modernizzate dallo sfruttamento della peggiore musica “heavy” uscita nell’ultimo decennio.

Siamo al limite del grottesco, del comico, e l’effetto-facepalm è lo stesso suscitato da quei film horror talmente brutti da strappare qualche risata (Shark Attack 3: Megalodon, ad esempio). Il concept alla base di questa sorta di rock opera – a corredo è stato realizzato anche il film Legion of the Black – è assolutamente agghiacciante: la storia dei “The Wild Ones”, ribelli impegnati a difendere i propri cuori, le proprie menti e i propri corpi dal nemico chiamato F.E.A.R. e, se ho capito bene, tutto ciò viene immaginato durante un trip mentale da una ragazzina fan sfegatata della band, per questo incompresa e rinchiusa dai genitori in un manicomio.

Insomma, tra look glam/fake-emo, concept e derive deliranti in zona Tokio Hotel, i Black Veil Brides – ricordiamolo, hanno fatto sold out al Tunnel di Milano l’anno scorso – non sono altro che una delle tante band destinate esclusivamente a quei fanatismi adolescenziali che vanno a braccetto con la Twilight-saga.

Ma esclusa la facciata, la musica com’è? Beh, va di pari passo. Diciannove brani – quattro dei quali sono intermezzi/trasmissioni della F.E.A.R. – che si muovono tra riff possenti glam-hard e stacchi di metalcore melodico. A volte vengono in mente i peggiori Avenged Sevenfold, altre volte invece i F.E.A.R. prendono le sembianze diNickelback & simili (New Years DayDevil’s Choir). Rock zarro, plastic-goth, single di cartoni animati giapponesi (Days Are Numbered), chitarre settate in zona pop-metal anni ’80, ma del “Social Distortion meets Metallica” dichiarato in pre-release non c’è praticamente traccia.

Album e band impresentabile sotto tutti i punti di vista. A quasi dieci anni dall’esplosione mediatica/sociale dell’emo-non-emo e del metalcore-non-metalcore siamo ancora qui a dover fare i conti con certe realtà.

21 Gennaio 2013
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