• nov
    15
    2016

Album

Negative Days

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Silenzi e vuoti che si vanno via via colmando fino a creare architetture sonore tanto instabili quanto evocative. Questo, in soldoni, il passo numero due per questo collettivo italiano figlio di quella lunga tradizione che parte da La Monte Young e arriva sino alla Eliane Radigue così come delle istanze messe in atto da un altro collettivo sempre al crinale tra elettroacustica e contemporanea, com’è quello diretto da Reinhold Friedl, ovvero lo Zeitkratzer. Qui la faccenda è più rarefatta, quasi pulviscolare, prossima alla stasi tipica della mancanza di ossigenazione; molto probabilmente ciò deriva dal cuore tematico dell’album, incentrato, come si evince dai titoli delle tre lunghe tracce, Lhotse, Annapurna e Langtang, su un viaggio immaginario rievocato a furia di soundscapes tra terre e montagne tra le più alte del mondo ed elaborato sulla base dell’esplorazione “elettroacustica di unisoni e bordoni”.

Proprio da un “unisono” muovono Lhotse, la suite che occupa l’intero lato A del vinile, e la gemella Annapurna, sul lato B: musiche che crescono “meditabonde” e cangianti aggregando suoni provenienti dalla doppia natura, elettronica e acustica, della strumentazione dell’ensemble, ma rimanendo sempre fedeli (alla mutazione costante, inarrestabile, infinita) del suono iniziale. La conclusiva Langtang è invece una sorta di “distorted ghost-track” che rielabora e “incancrenisce” i suoni elaborati nelle due suite, manipolati attraverso la caducità del nastro magnetico.

Questo Yoğurt arriva a pochi mesi di distanza dal CD Tenebrae (Tempo Reale Collection, 2016) ed è la risultanza di un lavoro pluriennale portato avanti da un ensemble attivo da anni sia sul versante dell’impro più radicale, sia su quello della contemporanea, e formato da Marco Baldini (tromba), Edoardo Ricci (clarinetto basso, sassofono contralto), Daniela Fantechi (pianoforte, fisarmonica), Michele Lanzini (violoncello), Cristina Abati (viola), Luca Giorgi (elettronica e percussioni), Alessandro Ricciardelli (theremin), Maurizio Costantini (contrabbasso) e Luisa Santacesaria (pianoforte, harmonium). Un lavoro eccellente sia teoricamente che nella messa in scena, che sin dal titolo – il riferimento non è all’alimento, quanto alla Trilogia di Scelsi – si pone sul versante più coraggioso e internazionale della musica di ricerca.

20 gennaio 2017
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