• Ott
    15
    2013

Album

Stones Throw

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Sono ritornati i Mazzy Star e i My Bloody Valentine, abbiamo avuto tre interessanti debutti (Postiljonen, High Highs, Pure Bathing Culture) e una manciata di convincenti sophomore (No Joy, Widowspeak, Still Corners, Big Deal), eppure l’impressione è che, in questo 2013, il revivalismo dream pop e i suoi derivati abbiano iniziato un po’ ad indebolirsi, dopo un inizio di decennio di assoluto protagonismo.

Mentre l’attesa per un clamoroso comeback degli Slowdive si alimenta a più riprese, c’è chi – ancora oggi – decide di prendere in mano gli strumenti e tentare la fortuna seguendo, senza troppa fantasia, gli stilemi classici del genere. Stiamo parlando dei Boardwalk, duo californiano – diventato trio con l’ingresso di Mark Nosworthy alla chitarra – che ha recentemente pubblicato l’omonimo album di debutto per la Stones Throw Records, etichetta principalmente dedita alla black music (dal rap al soul).

Solo un (futuro) miracolo potrà salvare Amber Quintero e Mike Edge da un destino artistico praticamente già segnato, ovvero quello di un gruppo che NON verrà citato nelle retrospettive o nei discorsi amarcord sul dream-pop revival del nuovo millennio. Dal canto loro i Boardwalk non sembrano impegnarsi più di tanto per cambiare la propria sorte lungo le dieci C-sides dei Beach House (High Water in particolare) che compongono il disco: tracce anonime (Oh Well, As a Man) e monocordi che non riescono a catturare le attenzioni né di un pubblico generalista (mancano le canzoni per farlo), né tantomeno di un pubblico di riferimento difficilmente impressionabile da una voce eterea qualsiasi che ondeggia su tappeti di tastiere e pennellate di chitarra.

In un mare di noia, fungono da salvagente le sfumature retrò-60s di I’m Not Myself (il primo brano scritto dalla band), le azzeccate incursioni chitarristiche di It’s Over (probabilmente l’episodio migliore), l’organo e il drumming da endless road-trip notturno di I’m To Blame ed alcune atmosfere da desert-sunset di scuola Mazzy Star. Troppo poco a cui aggrapparsi.

12 Novembre 2013
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