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Disponibile dal 12 aprile in edizione singola (dopo essere uscito come bonus cd nell’edizione speciale delleWitmark Demos, Bootleg Series vol. 9), ecco un piccolo regalo dell’industria discografica ai fan di Bob Dylan: la testimonianza finora inedita del concerto tenuto il 10 maggio 1963 al Folk Festival della Brandeis University, Massachusetts. La cronaca del miracoloso ritrovamento, ben narrata nel libretto di quest’edizione, vuole che i nastri siano stati rinvenuti negli archivi del critico musicale Ralph J. Gleason, dopo 46 anni di oblio. La qualità della registrazione è sorprendentemente professionale e la tracklist proposta nei due set a dir poco coraggiosa, non contenendo quasi nessuno dei pezzi da novanta che vedranno la luce nel fortunatissimo TheFreewheelin’ il 27 maggio 1963.

La fotografia che ci restituisce questo live è quella di un giovane Dylan ancora calato nel suo personale sogno folk: fa tenerezza lo speaker che chiama familiarmente Bobby quel ragazzino con la chitarra sorretta da uno spago; ciò che impressiona davvero però è sentire la consapevolezza con cui Bobby padroneggia la sua arte, le sue radici, il suo pubblico: dall’iniziale Honey Just Allow Me One More Chance, vivace adattamento di un oscuro blues di Henry Thomas (1927), alla sarcastica Talkin’ John Birch Paranoid Blues, quadretto gustoso di un’America anticomunista, perfetta per strizzare l’occhio al pubblico e cercarne la complicità. Da qui in poi l’atmosfera s’ispessisce: si prosegue con la cupa Ballad of Hollis Brown, vicenda di povertà di stampo verista che corre dritta verso la granitica Master Of War, a chiusura del primo set: il pubblico è sensibilmente attento, silenzioso, l’esecuzione percorsa da una tensione che annulla l’audience, fino all’applauso finale.

Il secondo set si apre con la baldanzosa Talkin’ World War III Blues, seguita dal momento più maturo della serata, la magnifica Bob Dylan’s Dream, che a Brandeis vola alta sulle ali di una fluida malinconia. Qui Dylan non è più un ragazzino solo sul palco, ma una colonna d’aria che espira canzoni e visioni con sorprendente maturità. Peccato concludere il set con l’ennesimo talkin’: Bear Mountain Picnic Massacre Blues non aggiunge nulla e lascia la performance sospesa tra scanzonatezza e visionarietà. Ecco il senso di questo live: cogliere Bobby nel momento esatto in cui sta per picchiare alle porte del paradiso: si spalancheranno e ad aspettarlo dall’altra parte troverà Bob Dylan.

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