• Dic
    01
    2009

Album

Improvvisatore Involontario

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Agosto 2002, Sampieri (Ragusa): Francesco Cusa e Carlo Natoli, compagni abituali di improvvisazioni involontarie, sonorizzano il secondo capitolo della saga cyberpunk-cronenberghiana di Shinya Tsukamoto, The Body Hammer. E’ la scintilla di questo progetto, poi trio assieme ad un altro habitué come Emiliano Cinquerrui, tutto costruito sull’immagine tetsuiana di fusione tra carne (batteria e chitarra) e macchina (laptop). Ma se in Tetsuo l’unione delle due componenti è violenta e traumatica, qui appare invece perfettamente naturale, forse perché rassegnata (senza per questo intendere che la musica che ne viene fuori sia pacificata).

Mood scurissimo e opprimente (disco monocromo, colore grigio), forma jazz (Cusa non manca mai di ribadire il concetto), risultato che è una lounge per questi nostri giorni – maltrattata e instabile – nutrita da accordi di chitarra e da crescendo residui del post-HC, da bruciature al silicio accese dagli Autechre, da dub chetaminico e broken beats, da zornianerie per spazzole cangianti, da vuoti & pieni tipici dell’impro.

I tre riescono a fugare quel frequente effetto collaterale di tanta avanteccetera (numi tutelari, da Zorn in giù, in testa) motivo delle idiosincrasie del sottoscritto nei confronti del "genere": il fumo senza l’arrosto, la fuffa figa ma che sempre-fuffa-è, i rumorini e i rumoroni buttati lì come semini che non germoglionano mai, la sperimentazione da catena di montaggio. L’avanguardia automatica. Da queste parti l’avanguardia è involontaria: c’è intensità (cosa sempre più rara dentro e fuori la parrocchia), non ci si annoia, il disco scivola e al contempo avvince. Sfibra e sbriciola, eppure costruisce.

Sette pezzi per dire che si può ancora fare avant senza rompersi le palle, in Italia.

18 Novembre 2009
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