• nov
    01
    2013

Album
Eve

Embassy One

Add to Flipboard Magazine.

Dal 2010 sembra passato un secolo anche per i due zii della house tedesca Booka Shade. E infatti qualcosa è successo: Walter Merziger e Arno Kammermeier non sono più proprietari della Get Physical, storica label che hanno fondato nel 2002 con i M.A.N.D.Y. (Patrick Bodmer e Philipp Jung) e DJ T (Thomas Koch) e su cui hanno pubblicato molta parte del loro catalogo. Complice il cambio di etichetta (il nuovo disco è stampato su Embassy One) o il passare del tempo, la gestazione di Eve è stata abbastanza travagliata.

Il lavoro è stato la causa di una crisi del duo, che nella prima metà delle sessioni di registrazione si stava addirittura sciogliendo. Il catalizzatore per la finalizzazione della nuova avventura è stato lo studio Eve di Manchester, ambiente che grazie alla sua atmosfera accogliente e vintage (molte cose sono state registrate in analogico) è riuscito a ricompattare la liaison, insieme anche a un selezionato numero di featuring che hanno galvanizzano la playlist: Fritz Kalkbrenner, Friz Helder degli Azari & III e Andy Cato dei Groove Armada

Diversamente dall’ultima prova, More!, che viaggiava su coordinate standard, ballabilissime, ma non molto “protagoniste”, Eve centra il bersaglio. Già da quei lontanissimi 12” del 1995 su Touché (Kind of Good e Silk) la classe dei due tedeschi si è misurata con un difficile compito: mescolare deep techno e ascoltabilità, classe e anima, freddo e caldo. Col passare degli anni i Nostri si sono pure tolti lo sfizio di diventare pop e di sbancare come big star ai superfestival estivi. Oggi si ritrovano a fronteggiare il pubblico di chi li segue da quattro lustri e di chi li incontrerà per la prima volta.

Il giusto compromesso per soddisfare gli aficionados e i newbies, è di presentarsi con un gusto sopraffino, fregandosene della fisicità e andando a parare su una superproduzione con i fiocchi. Dimenticate le maratone e mettetevi a bordo pista con un cocktail in mano a guardare gli altri che ballano. Sembrano dire questo i Booka. Non si rendono ridicoli nell’operazione, perché sfruttano le loro armi più efficaci: sax cosmici che ricordano la migliore G-Stone (Many Rivers in “fotta” Rodney Hunter), spunti di basso ambient à la Tosca (KalimeraLove Inc., con il sample di Lil’ Louis), qualcosina di più dark per gli amanti dei Depeche Mode (Maifeld, Time’s On My Side) e pure la citazione ai club nordestini (nel titolo della conclusiva Jesolo). 

La mitteleuropa che si scalda, con voci suadenti, atmosfere rilassate e qualche cupezza che non guasta. Booka Shade in gran spolvero. Bentornati. 

11 novembre 2013
Leggi tutto
Precedente
Connan Mockasin – Caramel Connan Mockasin – Caramel
Successivo
Radical Face – The Family Tree: The Branches Radical Face – The Family Tree: The Branches

album

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite