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50

Avevano maturato del credito presso pubblico e critica, i Boris, grazie a quella doppia uscita Heavy Rocks/Attention Please del 2011 che, pur senza meravigliare, era stata capace di mettere l’accento sulla duttilità del trio giapponese. Ora che è arrivato il momento di riscuotere quanto dovuto, i Boris mandano tutto a rotoli con Noise.

Nelle intenzioni, Noise è concepito come un album dei Motorhead: tutto vuole essere sfrontato ed elevato all’ennesima potenza. L’emo sempre più emo (Ghost of Romance, titolo che è tutto un programma), il post rock sempre più post rock (brillano gli interminabili 18 minuti di Angel), l’hard rock sempre più hard rock (la buona Quicksilver) e così via. Purtroppo per i Boris questa scelta, invece di portare al nocciolo della loro ragion d’essere, li trascina verso una versione caricaturale di se stessi. Capita così di ritrovarsi nel mezzo di una sceneggiata barocca e fru fru, suonata con ruffianeria e poca sostanza sotto la superficie.

Può andare bene per irretire gli aficionados, ma alla fine il gioco non vale la candela.

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