• Dic
    12
    2012

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Autoprodotto

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Nell’ultimo decennio in tanti hanno provato – invano – a far resuscitare la scena britpop: i residui post-britpop brevemente fagocitati dai Coldplay, un ramo della scena indie-UK mid-00 (dai Kaiser Chiefs ai Kasabian, passando per i Jet), progetti paralleli/solisti minori e gruppi da facepalm come i Viva Brother.

Le recenti live reunion (Stone RosesBlurSuede e Pulp) da una parte dimostrano che la nostalgia di quel periodo oggi è diffusissima, dall’altra hanno la fisionomia di chi ha il compito di celebrare il passato, tarpando ulteriormente le ali ad un’ipotetica rinascita.

Nonostante le premesse, cinque londinesi capitanati da Arthur Delaney da un paio d’anni girano per le terre albioniche armati di buona volontà e sostegno alla causa. Si chiamano Born Blonde e per la Moriarty the Cat Records pubblicano il loro album di debutto What the Desert Taught You, uscito dopo una serie di singoli piuttosto promettenti.

Il tocco dei Born Blonde è spesso influenzato da una psichedelia spacey, più cullante che acida (l’iniziale Solar) e da sonorità puramente anni ’90. Si prenda I Just Wanna Be: intenti fluttuanti (“I just want to fly. I don’t want to fall”), pattern di batteria collaudato, strofa vagamente Oasis e ritornello abbastanza anthemico per riaccendere le speranze del popolo brit. Certi The Verve e The Charlatans rivivono in brani come Light On, sorretto da un basso bello corposo.

Dopo una parte centrale del disco più radiofonica (Signs Of Fear), con These Days I Dream of Pyramids si torna ad ondeggiare lentamente. La voce melodica e sognante di Arthur è perennemente protagonista e tende ad assumere una connotazione più roca quando aumenta i giri. A livello strumentale bisogna riconoscere alla band il coraggio di smarcarsi da qualsiasi moda del momento (distorsioni shoegaze o hip-hyped sounds ad esempio), cercando una soluzione di derivazione brit ’90s che va ad attingere da varie fonti, senza necessariamente clonare. In questo senso importante un utilizzo di piano/tastiere mai invadenti ma quasi sempre presenti (DreamlandRadio Bliss).

What the Desert Taught You non brilla di originalità e presenta qualche filler di troppo (dovuti probabilmente ad una capacità compositiva ancora da rodare), ma nel complesso si fa più che apprezzare, soprattutto se si è alla ricerca di un ascolto poco impegnativo.

2 Dicembre 2012
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