Film

Add to Flipboard Magazine.

Ho difeso Brian De Palma quando sbandò vistosamente all’altezza di Doppia personalità. Con il tanto vituperato Femme Fatale è stato amore/odio alla prima visione, ma alla fine ha prevalso il primo sul giudizio finale. Lo stesso dicasi per Omicidio in diretta. Ma adesso anche la più infuocata arringa difensiva non riuscirebbe a giustificarmi la bruttezza di questo Black Dahlia.

Le cronache dietro all’ultimo progetto di De Palma, del resto, contenevano già al proprio interno il germe del fallimento. Trasporre adeguatamente per lo schermo un romanzo di James Ellroy sembrerebbe essere una cosa inevitabilmente votata all’insuccesso. L. A. Confidentialdi Curtis Hanson potrebbe rimanere l’unico esemplare vivente di Ellroy cinematografico pienamente soddisfacente. Va certamente dato atto a Josh Friedman di essersi impegnato egregiamente nel cercare di non perdere il filo di Arianna delle fitte trame del romanzo, ma De Palma arriva a tre quarti di film vistosamente in affanno. Partendo da un fatto di cronaca nera realmente avvenuto, Ellroy inscena una storta storia di inganni, triangoli, doppi e fantasmi. E’ chiaro che ciò su cui De Palma va a calcare maggiormente la mano sono gli elementi cari al suo mondo: l’ossessione del doppio, il tema della visione come elemento chiarificatore della realtà, l’imperscrutabile destino del singolo nella catena degli eventi. 

L’elemento realmente interessante di Black Dahlia è il sotterraneo fil rouge metacinematografico. Il costrutto hard-boiled, la voce off che commenta disillusa l’accadimento degli eventi, la ricostruzione di un’America anni ’40 tutta fumo e pailettes. De Palma gigioneggia nella pratica noir, ma calca le orme del sentiero RKO con una tale mancanza di grazia, che per un’esteta come lui non potrebbe che essere voluta ed espressamente ricercata. Da qui le strade ipotizzabili sono due: 1) De Palma si prende sul serio ma fallisce e a dimostrazione di questo si potrebbe addurre la disastrosa performance del protagonista Josh Hartnett, per niente coadiuvato dallo sparo in partner Aaron Eckhart, appena appena più incisivo e dalla assai in voga Scarlett Johansson, qui nella parte di una vetusta e asciutta femme fatale, un po’ vorrei essere Kim Novak ma ancora non ce la faccio. 2) De Palma gioca di fino e imbastisce una messa in scena nella messa in scena. A riprova di questa seconda ipotesi può certamente tornare utile l’inserimento vero e proprio di alcune sequenze de  L’uomo che ride di Paul Leni che per un attimo o due si sostituisce al film o le riprese dei girati in bianco e nero della Dalia Nera. Ma anche prendendo questa strada, che deve essere sicuramente stata ipotizzata, il film non sembra reggere alle sorti accidentate della sceneggiatura.

De Palma è il solito grande artista della macchina da presa. Può valere a dimostrarlo anche qui, il pezzo di bravura della sequenza in cui viene ritrovato il cadavere, con un aereo piano sequenza che plana via dolly sulla città,  oppure l’uso del rallenti che in lui – miracolosamente – non assume mai eccessivi connotati retorici e didascalici. Black Dahlia è però un film che si perde, irrimediabilmente vittima delle proprie ambizioni e delle proprie verbosità. Elevano la qualità delle interpretazioni le bravissime “gemelle in nero”: Hillary Swank, una delle migliori attrici in circolazione e la Dalia Nera, Mia Kirshner, tremendamente in parte. Tutto il resto è noia.

17 Ottobre 2006
Leggi tutto
Precedente
Sodastream – Reservations Sodastream – Reservations
Successivo
Franklin Delano – Come Home Franklin Delano – Come Home

Altre notizie suggerite