• set
    01
    2009

Classic

Gronland Records

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Il disco lasciato nei cassetti, dimenticato, l’anello mancante. L’equivoco. Tracks and Traces, il terzo rilascio degli Harmonia, per l’occasione noti come Harmonia ’76. Un lavoro importante perché primo contatto in studio tra Brian Eno, Hans Joachim Roedelius e Dieter Moebius. C’era anche Michael Rother, naturalmente. Oggetto fantasma, fuori postumo nel 1997 via Sony – le registrazioni risalgono al 1976 – e rimosso dal mercato subito dopo poiché pubblicato all’oscuro di Rother. Il perché di tanta attesa, si dice, sia da ascrivere allo smarrimento dei master e al conseguente ritrovamento, su per giù una ventina d’anni dopo, da parte dello stesso Rother e Roedelius. Sul ritiro dal mercato, invece, grava la questione che una volta rinvenuti i nastri, Roedelius, l’autore del mastering del ’97, abbia agito senza interpellare i colleghi, che ritrovatisi un Tracks and Traces spersonificato risolsero drasticamente.

Litigi tra innamorati, verrebbe da dire, visto che la musica licenziata dal combo (e mettiamoci pure Zuckerzeit dei Cluster, prodotto da Rother) nel biennio 1974/75 fu figlia di un rapporto incantato. Unico. Passionale per cui bizzoso. Per Brian Eno, che conobbe Roedelius e Moebius nel 1975 dopo aver partecipato ad una data dei Cluster al Fabrik di Amburgo, gli Harmonia erano la band più importante del momento, e vedersi partecipe del progetto fu motivo d’orgoglio e palestra spirituale. Al supergruppo kraut per antonomasia vi si aggiunse, quindi, l’illuminato dell’art rock anglosassone. Poteva venire fuori qualcosa di scontato? Impossibile. Di indimenticabile? Nemmeno. Troppo Ingombranti gli spauracchi Musik Von Harmonia e Deluxe, difficile eludere il raffronto. Si coglie l’animo melodico di Rother (Les Demoiselles, delizioso preludio alle sue prove soliste) e dell’Eno che verrà (Luneburg Heath, test generali di Before After & Science), anche se la presenza di quest’ultimo, specie se vista in prospettiva Cluster & Eno/After The Heat, è discreta e mai invasiva; la solita verve ipnotica (Vamos Companeros, una Watussi col freno tirato), liquida (By The Riverside) e dolciastra (Almost).

Classe, insomma, ribadita e immacolata. A rendere più appetibile la ristampa, tre bonus track inedite. Lavoro didascalico e filologico, d’importanza più storica che musicale. Ovviamente, da avere.

24 Ottobre 2009
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