• set
    01
    2005

Album

Saddle Creek

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Joel Petersen concepisce il terzo atto del suo progetto solista sul suo laptop, durante le pause dei tour al seguito di Faint e Beep Beep.
Sono circostanze che pesano significativamente sul prodotto finale
specie nel marcato formato-canzone a cui Petersen sembra essere
definitivamente approdato. Se inizialmente ciò fa supporre una perdita
di potenziale della ricetta Broken Spindles, sino ad oggi fatto di
scenari immaginati non del tutto concretizzati in canzoni (il brano più
melodico, Burn My Body, pur pregevole pare uniformarsi troppo
al repertorio The Faint), a lungo andare scopriamo un progresso e un
consolidamento dello stile di Petersen, che ora fa tutto da solo e
finalmente ottiene ciò che vuole. Il pianoforte è rimasto a spezzare la
continuità del disco, anche se qui volteggia in spiraliformi angosce (Inward, Desaturated)
piuttosto che tratteggiare delicate impressioni come nell’album
precedente, talvolta diventando la base per hit che rinunciano ad esser
tali per pura pigrizia (Birthday), altrove troviamo il Nostro mimare la camminata sensuale di una Kylie Minogue ma con l’approccio intellettuale degli El Guapo di Fake/French (Please Don’t Remember This); insomma la sua musica fruga – gioconda – fra gli ottanta più artsy come si suol fare alla Saddle Creek, ma senza mai scadere nell’emulazione (attualmente tanto a la page) grazie a un’indubbia tempra intellettuale. Adesso ci vorrebbe soltanto un po’ più di slancio.

24 Settembre 2005
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