• lug
    12
    2016

Album

Obsolete Recordings

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Dei dischi propriamente non estivi, parte prima. Buck Curran era parte fondante, insieme alla oramai ex compagna Shanti, degli Arborea, una manciata di dischi d’area folk-psych sperimentale disseminati qua e là tra etichette più o meno conosciute e più o meno di culto, e un successo – di nicchia quanto si vuole – apparentemente crescente. Sciolto l’amore, sciolta la band, come capita spesso in situazioni in cui musica e affetti vanno di pari passo; così Curran viaggia da solo in questo esordio targato Obsolete Recordings (in realtà non troppo, visto che Shanti è presente in ben tre pezzi su otto, tra backing e leading voices), disco di una bellezza cristallina nel suo implodere in un continuo rifluire di stati d’animo sapientemente orchestrati dall’acustica/elettrica dell’americano (più flauto, banjo, harmonium e ovviamente voce).

Disco oscuro, come da copertina, e magneticamente ipnotico, intriso di un personale e intimo misticismo, dalle atmosfere sempre crepuscolari, mai minacciose ma sicuramente non solari o aperte: che si tratti di un fingerpicking intricato (l’opening Wayfaring Summer (Reprise)) o di una ballata sommessa e notturna com’è New Moontide, di una angelsoflightiana Seven Gardens To Your Shore così come di modali reiterazioni (quelle che impreziosiscono River Unto Sea), poco cambia in una gradazione di colore che tende sempre ai toni scuri, notturni e meditabondi. Infine, una gemma di quelle per cui varrebbe già la pena comprare il disco mette in chiaro le possibilità di sviluppi futuri e un presente che lascia a bocca aperta, portando l’autunno interiore a sostituirsi all’estate afosa: la conclusiva title track, 13 minuti abbondanti di atmosfere oniriche, psych dilatata, natura selvaggia e trascendenza, con la voce di Shanti a muoversi mutevole e sussurrata su un tappeto di suoni folk-psichedelici alla maniera del fu new weird america o come una traslazione fuori dallo spazio-tempo alla maniera dei Dead Can Dance cresciuti nelle foreste/comuni americane. Disco cruciale per l’autore e a dir poco notevole per chi ascolta.

31 agosto 2016
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