• apr
    01
    2008

Album

Universal

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Nove album in otto anni. Niente male per un cantautore italiano. Niente male per un ragazzo che scrive, arrangia e suona chitarra, tastiere e elettroniche. Mettiamoci pure che LP dopo LP l’abito è sempre cambiato e lui rimasto se stesso. Uguale e diverso. Mutante osservatore di quotidiano. Quotidiano spiato dall’occhiello del retrobottega con la tipica sfrontata nonchalance. Quella malinconia di provincia portata in città ecc. ecc., come abbiamo detto tante e tante volte.

Per questo e per altro ancora, ci scoccia parlare del personaggio. Farlo bene. Quell’atteggiarsi a Rino Gaetano dei 2000 quando proprio di Rino e della sua genuinità sembra esserci bisogno oggi più dei Baustelle prog pop, più del Verdone riciclato perfettivo e senile in quel grasso trittico dell’italianità popolare. Dunque Contatti. Album milanese elett-rock grazie a Stefano Fontana (ovvero Stylophonic) e grazie agli scarichi del cuore urbano commerciale d’Italia. L’ennesimo voyerismo contemporaneo, eppure la novità la fa l’indice. Il dito semipuntato con la lavanderia a gettoni del videoclip di C’è Crisi in contorno. È una bella sega semiotica quella. Pura genia del Nostro. In un sol colpo pubblicità della Levis degli anni ’80, quadretto Dino Risi in veste Cattelan (come piace al Bianconi), e la consueta zampata firmata Bugatti oramai iconica anch’essa. Ma attenzione Christian è come Francesco, parla a un’audience di Charlie-ragazzi. (“non piangi, non ridi”… …urlate cazzo, urlate… ….le mani in comunione”) e lo continuerà a fare nel Giro Giusto e ne Le Buone Maniere con lo stesso atteggiamento da ex-giovane, da colui che instaura un’asimmetria. A suon di bit lo stralunato tramonta e la grana si fa chiara. Affiora una morale che (“devi imparare a stare con gli altri / se vuoi diventare un signore devi imparare le buone maniere”), tocca ammetterlo, piace proprio meno, come il South Park delle ultime stagioni, molto meno del curioso dada imperituro di Family Guy/Griffin/Bugo-che-fu.

È così il Bugatti: riconosciuto e spiegato, con la differenza che lui, al contrario dei cartoni, cambia tratto e ti costringe a guardargli il vestito. A vedergli la maglietta con i colori spacey (C’è Crisi), le tinte acid (Nel Giro Giusto) e soprattutto il freschissimo cioccolato (indie)funk bianco. Ma cosa importano le mani se il corpo balla Prince missato calcolatore Kraftwerk (Primitivo)? L’arrangiamento electro del resto spacca. Però attenzione. Distrae. Ci convince tanto quanto il rock confezionatogli da Canali la scorsa puntata, eppure il fianco bianchiccio rimane scoperto e quella che doveva essere la seconda faccia della medaglia bughiana – Contatti come il pop twin di Sguardo Contemporaneo – si rivela una trottola che prima o poi casca (“La mano mia che vuole stringere la mano tua e volare via con te / E portarti via… …Voglio rilassarmi con un Cd africano / Il Cd Africano è volato via / Sopra di Me / Guarda l’Alieno che osserva me”).

I contrappesi si dirà, ci sono: due ballad – Felicità e Sesto Senso – felicemente mature eppure sono farcite di quella maturità che porta sfiga. Di naif semiserio semplice. Spiegato. È una questione d’arrangiamento il succo del disco, roba da ballare e leccare. Installazione e concetto funzionano molto di più. E il pop è anche questa bambola come è per questo che Balliamo Un Altro Mese ha tutto quel che serve, onomatopee synth à la Matmos comprese. Wow ma non chiamatemelo cantautore questa volta. Facciamo cassa (in quattro).

19 aprile 2008
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