• set
    01
    2011

Album

Universal

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Tre anni senza Bugo non li avevamo mai passati. Certo, nel frattempo si è impegnato in altre cose, si è dato alla videoarte ottenendone pure ragguardevoli riscontri. Tuttavia ci sembrava strano, visto il ritmo cui ci aveva abituati, quasi un album all'anno nella decade zero che lo ha visto sbocciare come folgorante fenomeno periferico (nel senso più pieno del termine), tipo da performance più che da sala d'incisione, una marionetta buffa e sferzante mossa dai fili del folk basico, del rock (acido e deragliato) e del più rustico hip-hop. Per poi trasformarsi disco via disco in un cantautore pop-rock con la antenne puntate tra mainstream e alternativo, la predilezione per i minimi termini pronti a deviare verso sottigliezze soniche e liriche dai notevoli effetti collaterali. Plasmandosi addosso una certa autorevolezza, pagata sacrificando un po' (ok, un bel po') di quella squinternata e bruciante flagranza.

In questo senso il qui presente Nuovi rimedi per la miopia – ottavo titolo lungo per il Bugatti – è il naturale successore di Contatti, nel senso che prosegue quello stesso pop-rock evoluto ed espanso tenendo alto il patentino dell'appeal. Disperde i riferimenti – chi lo direbbe oggi un mero emulo di Beck come accadeva puntualmente agli esordi? – metabolizzando discendenze e attitudini in una trama sonora guarnita sistematicamente di arguzie elettrosintetiche, da considerarsi additivi sì ma essenziali a connotarle stilisticamente. L'arrangiamento è insomma colonna portante della proposta, e in tal senso è significativo che a co-produrre siano, assieme al Bugo stesso, Saverio Lanza – già con Vasco Rossi, Antonacci e Pelù – e Carlo Alberto Dall’Amico AKA Cécile, ovvero da una parte il versante rock potabilizzato e dall'altra la dance perspicace, nel mezzo la vena bughesca che scorre come linfa polposa.

Con risultati spesso notevoli: vedi nella fattispecie l'acidità allibita – brusii bjorkiani e opacità beckiana – de Il sangue mi fa vento, oppure il dramma svolazzante – apprensione dEUS e fierezza equivoca Battisti – di Comunque io voglio te, infine e soprattutto quella I miei occhi vedono che sfarfalla folk-pop delicato, passionale ma etereo nel segno d'un languore solarizzato che rimanda ai Flaming Lips della dolcezza iperpop. Quando non va altrettanto bene la causa sembra proprio essere la scrittura, scivolata su sentieri prevedibili come nella kuntzianità venata tex-mex de La salita, o peggio travolta (forse) da un'ansia piacionesca che la fa svaccare verso lidi caciaroni Tiziano Ferro (E ora respiro).

Altrove la godibilità e garantita anche solo dal progetto sonico, dalla capacità d'imbastire autentiche chimere electro-rock col corollario di imponderabili ramificazioni, come il gingillìo atonale tra vampe percussive e giocheria eighties della robotica In pieno stile 2000, o l'estro idm tra palpiti sintetici Warp e sincretismo Underworld di Lamentazione nr. 322, o ancora quel rimestare brodaglia psych con flemma slacker in Città cadavere (splendide le infiorescenze cameristiche nel finale). E' un Bugo meno balzano, più solido, che mette in primo piano la musica riuscendo a lasciare il personaggio un passo indietro (azzerato praticamente l'impatto del look). E' un Bugo che ha sostituito le deliziose insulsaggini, la saggezza minimale e la prorompente stramberia da loser nevrastenico con lo sguardo analitico e la strategia sagace di chi ha oltrepassato la trincea e scopre di avere ancora margini di intervento. Forse non tutte le speranze sono state esaudite. Ma va piuttosto bene anche così.

26 settembre 2011
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Nuovi Rimedi per la Miopia

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