Recensioni

6.9

Il lavoro del duo newyorkese consta di un ottimo weird pop al femminile, dalle forme cangianti e imprevedibili, melodie articolate e ritmiche sghembe. Impossibile non pensare a una versione ridotta dei Dirty Projectors, ma spingendosi un po’ oltre con la fantasia, potremmo anche immaginare un’improbabile jam tra Merril “Tune Yards” Garbus e i Paramore.

Perché alla fine l’elemento teenage rock volenti o nolenti c’è, sotteso quanto vi pare ma presente (specialmente nell’incipit di Houdini Crush), implicito probabilmente nella vocalità adolescenziale e precisa della giovane Arone Dyer; e non da affatto fastidio, anzi, mischiato com’è con impasti noise, storture e armonie tese (General Dome), o nobilitato da un’impronta cantautoriale che trasmette un senso di grande libertà formale, con soluzioni tutt’altro che scontate e geometrie complesse (Hard Times), merito anche della buona estensione (persino katebushiana in più di un’occasione, come Twisting The Lasso of Truth) e di un modo di pensare la ritmica che non disdegna di sconfinare nel math (l’alternarsi di 6/4 e 7/8 in My Best Andre Shot).

Detto così tutto d’un fiato pare poco, ma arrivare in fondo a General Dome è navigare su acque scure, dove le promesse di un’anima sostanzialmente pop sono in realtà un canto di sirena pronto a intrappolare l’ascoltatore tra flutti sonori piacevolmente vorticosi.

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