Recensioni

6.2

Lo aspettavamo al varco, JR Seaton, meglio conosciuto come Call Super. Dopo i primi due, ottimi, album, il producer e dj inglese ha passato gli ultimi 3 anni a raccogliere e maneggiare il materiale che è confluito in questo Every Mouth Teeht Missing. Nonostante il sodalizio con la londinese Houndstooth sia stato interrotto a favore dell’americana Incienso, label dell’amico Anthony Naples, rimane immutata la qualità principale di Seaton: quell’organicità dei suoni che permea tutti i suoi lavori, indipendentemente dal formato – singolo, EP, LP – e dall’alias utilizzato – non solo Call Super, ma anche Ondo Fudd e Elmo Crumb.

Altra cifra stilistica è la cura certosina per il mix e il sound design. Un aspetto che si integra, e anzi concorre al suddetto effetto di organicità. Ascoltando la musica di Call Super si viene inevitabilmente trasportati in una dimensione altra; varie gradazioni tossico-allucinate attraversano le sue produzioni, da quelle più scure e pestate a quelle più ariose e solari, in una sorta di psichedelia elettronica. Ricorrendo ad un dualismo semplificatorio, ma non privo di fondamenti, la discografia di Seaton ruota intorno alla compenetrazione ricorrente fra soluzioni formali di “facile ascolto” (nei brani più smaccatamente rivolti a dj e piste da ballo) dei brevi formati, e altre più labirintiche e se vogliamo cerebrali, che prevalgono negli album. In entrambi i casi non si può non riconoscere la sua maestria nel tessere arazzi sonori e sfruttare le possibilità plastiche virtualmente infinite della manipolazione elettronica.

Ma anche la tecnica più sopraffina può non essere abbastanza, se non va a braccetto con una dimensione altra: emotiva, psico-fisica, concettuale, brutalmente viscerale, impressionistica, a sé stanti o miste a vario titolo. Se in Suzi Ecto e Arpo il producer inglese aveva trovato la quadra tra sapienza tecnica e capacità di coinvolgimento nel suo universo idiosincratico – rimodulando in modo digital-psichedelico la matrice IDM nell’esordio, e immergendo il tutto in un liquido amniotico metà pastorale metà lisergico nell’ottimo seguito – con Every Mouth Teeth Missing ci consegna invece uno sfoggio di virtuosismo che tuttavia pecca di incisività e di momenti memorabili. Tutto è meticolosamente incasellato al posto giusto, per carità. Nessuna sviolinata o riempitivo. Ma come spesso accade, il rigore e la tecnica fini a se stesse prestano il fianco alla prevedibilità, alla sterilità o, peggio, alla noia. E (purtroppo) è proprio ciò che accade più di una volta nel corso di questo ascolto.

L’intro disorientante (e superflua) di An Unstable Music lascia presagire una cesura col passato. Cesura che arriva, sì, ma sul piano qualitativo piuttosto che su quello sonoro. Pleasure For Pleasure, Mouth Bank Bed e Sleep All Night With Open Eye sono brani abstract che nonostante i collage audio, lo spoken word, i beat intricati e chi più ne ha più ne metta, faticano ad andare da qualche parte. In Pay As U Glow emerge in primo piano il clarinetto del padre – pittore e musicista, co-protagonista indiscusso di Arpo – eppure il brano sembra ancora una bozza a cui manca qualcosa per dirsi davvero compiuto. Non mancano momenti felici, sia chiaro: la title track è un buon punto di raccordo con i precedenti album, in cui spiccano hi-hat tanto jazz quanto techno, riff simil rave, e marimbe che si riallacciano all’ultimo K-Lone; Opperton Swim è Call Super che riplasma il DNA breakbeat, e la riuscitissima Welcome New People si candida a soundtrack ideale per sogni bucolici ad occhi aperti in slow motion. Eppure sono episodi che non bastano a scacciare l’amaro in bocca per le aspettative alte francamente deluse (con l’aggravante che il ragazzo ha tutte le carte in regola per regalarci lavori di pregevole fattura, e l’ha già dimostrato). Qua ci sono troppi ingredienti (c’era davvero bisogno dei riffi di chitarra nella conclusiva e altrimenti piacevolissima Milkweed?), là troppo pochi (perché comprimere la coinvolgente tech house con botta e risposta fra clarinetto, accordi dub e piano funk di Ekkles in soli 3 minuti e mezzo anziché darle più ampio respiro?). E dove la quantità è bilanciata, mancano sale e pepe per rendere il piatto meno insipido.

Insomma, siamo di fronte ad un album a cui non si possono rimproverare sbavature evidenti, ma che, semplicemente, fatica a lasciare il segno e far presa sull’ascoltatore. Forse non è una casualità sinestetica che lo scarto tra i primi due lavori e l’attuale si rifletta negli artwork del Nostro. Laddove in Suzi Ecto e Arpo troneggiava l’espressionismo astratto, vibrante e misterioso, dai colori accesi e contrastati, Every Mouth Teeth Missing ci si presenta invece come se fosse un set fotografico, perfettamente ordinato e armonioso pur nel suo surrealismo, dominato dai colori pastello. È proprio questo carattere che sa di costruzione formale fin troppo studiata, a imbrigliare l’innegabile potenziale artistica di JR Seaton e a farlo volare più in basso delle vette raggiunte in precedenza.

 

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette