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    01
    2007

Album

City Slang

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Avevamo lasciato Caribou con The Milk Of Human Kindness un paio d’anni fa, un album nel quale convivevano i caleidoscopi psichedelici del precedente e amato Up In Flames con alcuni timidi tentativi al canto e un ascensore per il paradiso. Lo avevamo definito il classico lavoro di transizione, meno elettronico e più suonato, dalla maggiore apertura alla canzone sixties folk e una restrizione del virtuosismo laptop che lo aveva reso famoso. Da geniale pasticcione in sovradosaggio di layer (loop, suoni rotondi e a volte ricolmi fino all’orlo), Dan stava mutando in un lisergico menestrello wilsoniano e perciò non sorprende ascoltarlo oggi cantautore fiabesco.

Con i dovuti distinguo, l’attitudine rimane sempre e comunque elettronica, farcita di CAN e Silver Apples: come dire, l’attenzione è ancora eminentemente rivolta al mood (e all’escrescenza del pop) e meno alle strofe. Del resto, a riprova delle buone intenzioni, in Andorra le tracce cantate sono praticamente tutte e se Caribou non è diventato propriamente un songwriter, è in grado d’esprimere il sognatore che è in lui in modo discretamente ammaliante. She’s The One, cantata e suonata con l’aiuto dell’amico Jeremy Greenspan (Junior Boys) ne è un esempio curioso, anche se forse è Eli il migliore dei traguardi ottenuti. Qui convivono i loop in reverse della miglior psichedelia, le voci bianche dei Beach Boys e soprattutto un bell’esempio di nugget ’67 sulla strada di Of Montreal e Brian Jonestown Massacre (le migliori penne pop-psych di questi ultimi anni).

Altrove a catturare maggiormente è la componente arrangiativa, sempre accattivante nel sovrapporre pattern ritmici piuttosto serrati (e minimal) a un luna park di caramelle psych (flauti, glockspiel, chitarrine byrdsiane, ecc.). Lo stesso singolo Melody Day piace per questo, idem per le squadrette kraute di Sundialing (dove il canto è soltanto come comanda lo shoegaze).

L’accresciuto afflato live è un altro buon punto per Caribou, infine c’è Niobe nella quale l’interesse psych vira electro-techno (leggi Apparat) con risultati interessanti. E’ l’ennesima transizione di un ragazzo che come arrangiatore è sempre più bravo e come songwriter, in futuro, chissà…

1 Settembre 2007
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