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Ha messo da parte per un momento la chitarra acustica Andrea Casali in arte Caso. Per il suo quarto album in studio ha deciso di cambiare qualcosa nella formula, scegliendo di farsi accompagnare da una band e imbracciando la sei corde elettrificata. Cambia la forma non la sostanza: la musica del cantautore bergamasco rimane fermamente ancorata ad un approccio prettamente acustico tutto votato alla ricerca di un certo tipo di atmosfera, con una sezione ritmica sempre molto rispettosa e funzionale alla voce che rimane il perno centrale attorno a cui ruota tutto. Un’urgenza creativa quindi, più che un’euforia, che rimane intrisa di una malinconia talvolta nostalgica, talvolta amara, che non lascia spazio a rabbia o ribellione.

Del resto l’immagine un po’ epica che Caso ha scelto di legare al suo lavoro – quel Cervino abbracciato da Walter Bonatti il 22 febbraio del 1965 – è quella di un luogo solitario, di riflessione e resistenza, proprio come la sessualità vissuta in modo incerto in Stanze buie o le ripartenze di Atletica leggera (“A volte penso che l’impresa più grande per un uomo sia riconoscere il proprio Cervino”). Un po’ primo Ligabue versione indie, un po’ Jeff Buckley chitarra e voce, Caso colleziona undici tracce che sono una tappa di montagna costellata di sconfitte, lucide rassegnazioni, occasioni perse e scampoli di vita vissuta. La forma-canzone rimane centrale e la presenza della band si fa notare soltanto in sporadici momenti (l’elegante Blu elettrico, il tradimento raccontato in Buste, Santo Patrono o nella voglia di ripartire di Pressione alta). Ma va bene così.

Il finale è affidato a una sussurrata, lampeggiante FM, poetica conclusione per un album che non spreca un secondo per comunicare tutta la sua intensità e immediatezza. La nuova formula riesce laddove i precedenti lavori avevano peccato, senza risultare mai ripetitiva e trascinando l’ascoltatore in questo “stream of consciousness” da cui si esce un po’ frastornati, un po’ amareggiati, un po’ noi stessi. Abbracciati come Bonatti a un pezzo di ferro sui nostri Cervino.

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