• Ott
    30
    2015

Album

Wichita Recordings

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Nel febbraio del 2014 avevamo parlato dell’esordio omonimo dei Cheatahs come di un chiaro e cristallino esempio di ripresa dell’estetica anni Novanta tendenzialmente shoegaze e alternativa in bassa fedeltà, come piace ai Dinosaur Jr., con forti richiami chitarristici noise (vedi Sonic Youth) ma anche con un po’ di britpop à la Suede. Nel 2015, con Mythologies in uscita il 30 ottobre per Wichita, la band di Londra conferma le sue indomabili propensioni verso tale era. Insomma, il sound è ancora quello che la formazione si porta dietro dagli inizi, ma qui si arriva a tredici brani che a lungo andare creano una paccottiglia ben lontana dall’originalità e soprattutto inconsistente.

L’apertura Red Lakes (Sternstunden) ha un’atmosfera onirica nella quale i sintetizzatori coprono le chitarre distorte e la voce sembra persa in un eterno sonno riverberante, mentre pian piano tra i testi affiora un parlato in lingua tedesca. Un inizio che non riesce ad agganciare totalmente l’ascoltatore, ma che di sicuro è una prova di ricercatezza per i CheatahsChannel View ripropone una simile formula, ma in maniera più catchy ed orecchiabile: Nathan Hewitt lascia che sia il riff della chitarra, anziché il classico testo da canzone, a fungere da chorus, e l’impressione generale è che ci sia un accenno ai Doves. Da In Flux fino a Signs To Lorelei (una sorta di pop-ballad) nulla da segnalare, ma quando si giunge a Hey, Sen si recepisce qualcosa che finalmente rimane in testa e che, giustamente, riprende il titolo del disco con la linea iniziale del cantato “Let us compare mythologies”. A seguire, Deli Rome si apre con synth riverberati a manetta, Colorado Su-Pra sono una pura detonazione di feedback e insieme a Seven Sisters bazzicano ancora territori prettamente noise, mentre la chiusura Reverie Bravo vede il sintetizzatore – con le sue sonorità da videogame anni Ottanta – traghettare il resto dell’insieme fino alla sponda con su scritto “fine”.

L’uso dei sintetizzatori e delle tastiere, in Mythologies, denota una ricerca di un proprio stile; i Cheatahs, però, continuano imperterriti a scavare laddove qualcuno aveva già piantato la vanga più di venti anni fa. Quando la scrittura sarà arrivata a una maggiore consapevolezza e maturità, allora i quattro londinesi non potranno più essere additati come i revivalisti di turno. Per il momento, la strada è ancora lunga.

3 Novembre 2015
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