Recensioni

7.4

Secondo album per il reietto dell’electro. Catalogare Chelonis mica ci riesci. Perché è uno che ti si insinua con quella voce ammaliante. Un po’ come in altri lidi riesce a fare Anthony e qui è puro deep. Quelle cose che come per magia ‘ci stanno’ prescindendo dai generi e ci senti l’anima. Ispirazioni così ultimamente ne abbiamo sentite nella minimal di Circlesquare e da pochi altri, Chelonis si affianca alla produzione con quel romanticone che è sempre stato Mark Romboy e ti spara delle tracce che segneranno traiettorie importanti.

Basterebbe Tornography: 7 minuti e più di visione soul con una cassa dritta, calda e suoni alieni. Visioni da mondi diversi. Esperimento cosmico calato nella tradizione. E’ già instant karma. Poi le vocals in eco e senza detonazione in Rehabilitation, il gusto New York via Arthur Russell in The Cockpit, il tiro assurdo e completamente wave di Underdog Anomaly, la progressività trancey di Pompadour (barocco da pelle d’oca), l’acido di For The Last Time / Psycho Audio Couture e per finire una ballad, Sky Is Sea.

Lo passi decine e decine di volte e il potere di Chatterton cresce e cresce. Difficile uscirne vivi.

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