• Lug
    01
    2007

Album

Virgin

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Se ci voltiamo indietro, non possiamo che fare i meritati elogi ai chimici (almeno dal punto di vista di un idealtipico trentenne di ora – e ci sto dentro anch’io). Pezzi killer come Let Forever Be (Dig Your Own Hole) e Music Response (Surrender), sublimazione della macro scuola fusione-totale dei Novanta, univano meglio di chiunque altro sulla piazza il mondo rave e l’universo rock d’assalto, immergendo questo splendido blend in calde spezie vintage, l’LSD e certo minimalismo prêt à porter volgarizzato dal breakbeat.

Soprattutto i due avevano dato alla generazione dei Novanta un’idea di live, rave e listening band potente e proteiforme, chimica e organica. Tante pasticche in una insomma, e anche l’espressione del Nuovo sotto forma di simmetria autore-ascoltatore rivolta al ballo; con un’asimmetria che prevedeva molteplici possibilità di fuizione in proprio (cuffia-stereo) tra space-dance da viaggio in aereo (Star Guitar), missili terra-terra à la Prodigy da headbang post-rave (Elektrobank), e relazioni face-to-face fatte di wave-song electro per il singalong più udduesco ( The Golden Path con Wayne Coyne). Tutto ciò – pace – è vanificato.

Con il debole singolo per voce soulfull di Ali Love (Do It Again), il duo prosegue la china di Push The Button e di Galvanize (che comunque teneva la bandiera piuttosto aizzata); rimane quella cocciuta fusione di comunitarismo hippy e comunità globale attuale, e rimane una politica superpartes che pone il sinco-beat soprattutto per la serie se “io europeo ballo e tu arabo balli allora tutto il mondo può ballare”. Peccato che, pur giocando la sempiterna carta guest, i Nostri finiscano per assomigliare (salvo uno studio con i controcazzi) a una band di kid emuli che cercano di sfondare. Sfortuna per loro, le nuove generazioni quel moderno e quel figo non ce lo vedono, e peccato doppio i coetanei non troveranno Out Of Control ma una commerciale We Are The Night dal ritornello brutto come il peccato, raddoppiato da un etno coro femminile indecoroso. L’attesa All Rights Reversed con i lanciatissimi Klaxons trova i ragazzi anonimi come non mai. Una marchetta niente più. E il resto è pressoché noto: la reiterazione del suono Orbital di Saturate, il pregevole crescendo ambient-techno con chitarra noiseggianti di Burst Generator e il tentativo poco convincente di ripetere la fascinosa The Golden Path (la bowiana senile Battle Scars con Willie Nelson). Divertenti invece le incursioni nei territori elettro degli ’80 tipo Sugarhill Gang (The Salmon Dance con Fatlib, meglio Modern Midnight Conversation con i pasticci acidi al synth), mentre a cavar la sufficienza all’intera operazione – a sorpresa – un piccolo segreto: The Pills Won’t Help You Now con dei Midlake in stato di grazia. Applauso da 7.5 …e no, non fa media per cui: voto trentenni (6.0/10), voto ventenni (5.0/10). Facciamo media:

1 Luglio 2007
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