• Gen
    10
    2020

Album

Pias

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Alla fine di What’s It Like Over There?, meno di un anno fa, avevamo lasciato i Circa Waves in una sorta di limbo musicale: il secondo album del gruppo presentava una svolta più pop e leggera rispetto al debutto (Different Creatures, 2017), ma si chiudeva con Saviour, un pezzo che suggeriva una direzione più graffiante e ricca di personalità, una via d’uscita dal bozzolo pop-rock in cui il gruppo sembrava volersi chiudere e che l’ascolto delle due facce del nuovo lavoro purtroppo conferma.

Diviso tematicamente in due lati, Sad Happy è la prova del nove di una band che ha deciso di non decidere. Sulla prima facciata troviamo tracce che ricordano il lato più pop del gruppo, quello che fa il verso ai Wombats e ai Kooks, canzoni ingenue e trascurabili, ben realizzate quanto si vuole ma senza un reale mordente. Prendete il lead single, Jaqueline, un mash-up melò di Imagine Dragons e Mumford and Sons, oppure Move To San Francisco, che riesce ad annoiare prima del secondo ritornello, per non parlare poi di Call Your Name, che sfodera del revival pop-emo ai limiti dell’imbarazzo. È vero, si salva la brevissima Be Your Drug, in cui il gruppo si lancia in riff da mosh pit e cori selvaggi, ma non è nulla che ribalti un risultato che migliora – ma non cambia nella sostanza – una volta passati a Sad, lato “triste” dell’album in cui la band tira fuori un barlume di personalità (come Sad Happy e Wake Up Call), che sia sotto forma di tenacia (Hope There’s a Heaven e Battered and Bruised) e/o struggimento (Sympathy e Birthday Cake).

Invece di uscire dal già citato bozzolo, la band ha scelto terreni sicuri su cui muoversi, prediligendo la scontentezza a una sincera vena espressiva, e portandoci un lavoro che risulta stanco già al primo ascolto.

19 Marzo 2020
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