• Nov
    25
    2019

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Dodicilune

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Sedici anni fa l’Indonesia era squassata dallo tsunami. Sedici anni fa morivano Marco Pantani. Norberto Bobbio, Marlon Brando, Nino Manfredi, John Charles, Henri Cartier-Bresson, Yasser Arafat. Sedici anni fa nasceva Facebook, a cui l’autrice di questo disco delicato e prezioso ha in qualche modo dedicato il suo ultimo libro, (Claudia Fofi non è solo cantante, è tante altre cose che diremo poi, candidata perfetta come soggetto per la celeberrima ed immortale All the things you are di Jerome Kern del 1939), che è proprio una raccolta di post scritti sul social, Post-Post.

E sedici anni sono passati dal suo ultimo disco a questo. Già questo dovrebbe far drizzare le orecchie a chi cerchi qualcosa di diverso nella musica, di qualunque tipo essa sia: evidentemente se è passato così tanto tempo non siamo al cospetto di un’autrice (Fofi scrive musica e parole) che insegue logiche commerciali, ma persegue romanticamente un’idea di arte necessaria, capace di raccontare impressioni di un settembre infinito che diventano verità intime ed universali. Teoria degli effetti contiene undici canzoni arrangiate al minimo, suonate in punta di dita, graziate da una voce per cui è difficile trovare aggettivi, familiare e personale al tempo stesso, immediatamente accogliente senza eccedere in miele, colma di lirismo e amore senza causare il diabete, nitida, forte e fragile, al tempo stesso, rigorosa e selvatica.

Che la voce non abbia segreti o che, per meglio dire, Claudia Fofi sappia esplorare e perdersi nei labirinti degli stessi senza smarrire intenzione e direzione lo si evince, oltre che dall’ascolto di un disco che si fa immediatamente un rifugio accogliente dove trovare ristoro (La valigia dello straniero, con una efficacissima parentesi quasi quasi rap, un pezzo che in un mondo ideale andrebbe a Sanremo e spopolerebbe) dal suo curriculm vitae. Infatti tiene seminari sulla voce e sulla scrittura della canzone ed è direttrice artistica del Festival Umbria in voce, è trainer olistico della voce e del suono, musicoterapista, sino a mettere a punto un proprio approccio di lavoro, Voce Creativa™.

Claudia canta perché non potrebbe fare altro, canta «una provvista per l’inverno», «l’amara verità tutta sbriciolata», «l’improvviso, i tuoi occhi pieni d’altro», e le citazioni potrebbero essere infinite, che i testi sono di una bellezza rara in un ambito che, semplificando, definiremmo pop-rock, per quanto sia riduttivo per una musica che sa essere lieve e densa, cruciale ed ironica, teatrale, giocosa. Le parole infatti riescono ad essere semplici, a centrare il bersaglio, ad essere politiche, romantiche, ellittiche, utopiche. Il quartetto che suona queste canzoni poi , come se non bastasse, è tutt’altro che anonimo: Ares Tavolazzi (Area, e non c’è bisogno di aggiungere altro) al contrabbasso, Alessandro Gwis (lo ricordiamo negli Aires Tango di Javier Girotto) al pianoforte, Alessandro Paternesi alla batteria e Paolo Ceccarelli alle chitarre. Con strumentisti così talentuosi la musica allora può facilmente e camaleonticamente mutare colore, passando da languori che sanno di tango (Travolta dalla piena di te stesso) a dolcissimi ruggini soul (l’iniziale Se tu), con tutto quello che ci può stare in mezzo.

Claudia Fofi è una figura rara nella canzone italiana, se cercate qualcosa che dia un sapore ad un grigio e qualsiasi martedì, qualcosa da cantare in macchina, in bicicletta, a casa la domenica mentre fate il bucato, qualcosa da regalare ad una persona che ha smesso di avere fiducia (e non possiamo biasimarlo) nelle canzoni italiane ed in chi le canta per farla ricredere. Teoria degli effetti è il disco perfetto, capace di fughe, di tante immagini, di metafore mai banali. Una testimonianza di un lavoro lento e coraggioso (come uno tsunami che erompe alla moviola in una scatola di fiammiferi), sottotraccia, come una pepita in un fiume in Alaska, scovata dopo mesi, anni a spaccarsi mani e ginocchia, dopo aver infilato i piedi nell’acqua gelida, o una voce porta con una poesia unica, «figlia di un dio minore / sviluppata nella luce di una luna leopardiana». Claudia, non farci aspettare altri sedici anni per il prossimo.

16 Febbraio 2020
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