PREV NEXT
  • Dic
    19
    2017
  • Dic
    08
    2017

Album

Add to Flipboard Magazine.

Vecchi noisers crescono e, in apparenza, prendono strade diametralmente opposte. Si scherza, dai, o meglio si gioca coi titoli, anche se poi in realtà non si scherza manco troppo, e Claudio Rocchetti da una parte, e Luca Sigurtà dall’altra, compagni di scorribande rumorose per molti anni e parte integrante di due delle band più in palla d’Italia (rispettivamente In Zaire e Luminance Ratio), intraprendono vie personali all’ex noise. Il primo addirittura confrontandosi con una materia sonora tanto storicamente importante quanto scivolosa; il secondo giocando un po’ con il titolo del suo nuovo lavoro ma spostando l’asse delle proprie sonorità in maniera evidente.

Tra i due, il più avventuroso è sicuramente il primo, visto il porsi di fronte a una rivisitazione delle Variazioni Goldberg rilette e modificate, verrebbe da dire stratificate, dal punto di vista hauntologico, tutto scratch, manomissioni, sovraincisioni di note al piano, fruscii, polvere memoriale, crepitii vari che fanno tornare in mente certi percorsi musicali del caro Rocchetti, come il precedente Memoria Istruttiva, ma soprattutto il progetto chiamato “Il Giardino Promesso”: ovvero l’attualizzazione, o meglio la riattivazione di certi elementi – allora un determinato capitolo dei Promessi Sposi manzoniani, qui l’opera bachiana più densa e studiata – della memoria collettiva prima ancora che personale, ma soprattutto personale prima ancora che collettiva, finalizzati ad una ri-affermazione di sé attraverso la decostruzione e il rimodellamento dei propri, personali “amuleti”. Anche a costo di “rischiare di rovinare la perfezione”. Dopotutto è esattamente questo che si chiede a un musicista sperimentale, no?

Se Rocchetti è avventuroso per la materia scelta, Sigurtà non è da meno per le modalità con cui tratta la propria materia sonora. Niente “grunge”, a dispetto del titolo, ma chitarre, addirittura (tante) voci  e, in senso ampio, una atmosfera generale più “intelligibile” rispetto agli esordi, fanno di questo nuovo lavoro un album molto in linea col precedente Warm Glow ma al tempo stesso “altro”, in grado di inserire e disseminare indizi, stralci, piccole briciole di passi nuovi a venire. Gli ospiti –  tanti e vari: dalle splendide voci dell’ex The Ex GW Sok e Francesca Amati dei Comaneci, ai due Father Murphy, dal cello di Matteo Bennici ai synth di Paul Beauchamp e molti altri ancora – contribuiscono a rendere caleidoscopica la resa, mai nettamente in b/n, delle canzoni: le screziature quasi trip-hop al negativo di Popskill e la voce suadente e ipnotica della Amati su Glimpse, sono forse il legame più evidente col disco precedente, ma rendono appieno il senso di apertura al nuovo di cui sopra. Sigurtà ha elaborato un disco che è insieme velatamente “pop” – prendete il termine con tutte le pinze a vostra disposizione – e osticamente ricercato, sospeso tra lugubri drones, atmosfere ambient spesso granulose, ambientazioni esoterico-urbane che fanno venire in mente un range sonoro che dai Coil arriva fino ai Massive Attack passando per i Recoil di Liquid. Per dire del quantitativo di input e suggestioni che si ritroveranno in Grunge.

5 Marzo 2018
Leggi tutto
Precedente
Zen Circus – Il fuoco in una stanza Zen Circus – Il fuoco in una stanza
Successivo
Grant-Lee Phillips – Widdershins

album

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

Altre notizie suggerite