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    01
    2004

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North East Indie

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Il lo-fi, inteso nella sua accezione di stile musicale che utilizza intenzionalmente suoni a bassa fedeltà, trova sempre più spazio nel panorama musicale del nuovo secolo. Nell’epoca della perfezione tecnologica, della riproduzione del reale giunta ai massimi livelli, c’è chi (e sono sempre di più), rifiuta in blocco questi principi e si rivolge all’espressione pura, diretta, spesso negando i principi basilari della produzione discografica. Questo atteggiamento “casalingo” nei riguardi della musica, non è associabile ad un genere particolare e questo lo rende un’importante riferimento per mondi altrimenti agli antipodi. Cosa potrebbe accomunare, infatti, il menestrello Banhart all’elettronica avant-hop dei cLOUDDEAD e alla psichedelia di Dirty Projectors, se non il gusto per un suono spoco, grezzo, non costruito?
Nel caso dei Climax Golden Twins, duo fondato a Seattle dieci anni fa da Rob Mills e Jeffrey Taylor, questo tipo di approccio incontra l’esperienza delle avanguardie, storiche e meno storiche, dando vita a paesaggi musicali di grande intensità (e con evidenti finalità artistiche).

Dopo dieci anni di attività, durante i quali hanno espresso appieno la loro idee musicali attraverso collage di rumori, registrazioni d’ambiente, suoni elettronici e quant’altro, i due, con l’aggiunta di Scott Colburn, unitosi al progetto nel ’96, con Highly Bred And Sweetly Tempered “rilassano” decisamente il loro sound, senza abbandonare la sperimentazione. Registrazioni di vecchi 78 giri, puzzle rumoristi e rumori d’ambiente si uniscono agli strumenti acustici con una varietà spiazzante.
Episodi piacevolmente leggeri, come il folk da western romantico di Lord I’m A Comin’, I’m A Comin’, sono associati al dadaismo di Imperial Household Orchestra con la stessa forza significativa con cui Zappa accostava, in uno stesso album, doo-wop e composizioni à la Varèse.

In questo caleidoscopio di stili la chitarra e il pianoforte contribuiscono, con una scrittura spesso minimale, a creare atmosfere che ricordano allo stesso tempo i Gastr Del Sol e Brian Eno, con qualche venatura bluesy e ispirazione “cinematografica” (Dead People, Billy McGee McGaw, Get Fat).
Il suono non è mai “pulito”: anche questo sembra rispondere all’intenzione di creare un ambiente sonoro in cui la musica si arricchisce delle voci della gente, del fruscio dei vecchi dischi e di rumori di oggetti quotidiani. A rendere meno ostiche all’orecchio umano queste escursioni nella materia sonora, un sound dolce, con qualche ammiccamento pop, che con la sua orecchiabilità rende più fluttuante un discorso musicale mai banale (anche in questo caso l’esempio zappiano è pertinente).
Il rumore frusciante del vinile, chiude l’album così come lo aveva aperto, lasciando ancora una volta che la musica si ricrei negli oggetti quotidiani e viva in una dimensione “concreta”, allontanandosi il più possibile dalla confortante culla del “bel suono”.

1 Dicembre 2004
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