• ago
    01
    2004

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Domino

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Tornano i liverpooliani Clinic, una delle band più interessanti ed acclamate del panorama indipendente britannico degli ultimi anni. Formatosi nel 1997, il gruppo può vantare un curriculum di tutto rispetto: tre – ottimi – Ep di presentazione, considerati un must da ogni appassionato di indie (in tal senso, la Beta Band insegna), la fondamentale spinta dell’airplay del compianto John Peel, un primo album (Internal Wrangler) lodato un po’ ovunque dalla critica, un tour di supporto ai Radiohead(2001), un’immagine cool quanto basta (camici bianchi e mascherine sul viso). Comunque sia, dopo la consacrazione indie di Walking With Thee (2002) la loro ascesa sembra comunque essersi fermata, la loro creatività essere quantomeno in fase di stallo.

Winchester Cathedral non apporta sostanzialmente nessun elemento di novità alla consolidata formula wave-psych del quartetto: basta il solo brano di apertura Country Mile per ripiombare direttamente nelle atmosfere spettrali ed ipnotiche del lavoro precedente, in una ripetizione di stilemi indubbiamente personali ed affascinanti (ritmo in quattro quarti, riff di chitarra circolare e ossessivo, interventi inquietanti di diamonica – o clarinetto -, voce bofonchiata e lamentosa del leader Ade Blackburn, sorta di Thom Yorke post Ok Computer in acido) ma, a lungo andare, sfiancanti. Intendiamoci, non siamo in presenza di un cattivo lavoro: i Clinic restano maestri nel saper creare quadretti angosciosi di indubbia efficacia, caratterizzati ora da un piano martellante dal suono rigorosamente vintage (Circle Of Fifths, di cui Fingers è la fotocopia), ora da una violenta slide guitar e un organo doorsiano (lo strumentale Vertical Take Off In Egypt), ora dal basso usato melodicamente à la Joy Division (Anne), ora da pulsioni dance-wave (The Magician)… ma alla fine prevale la fastidiosa sensazione del già sentito. E se la ballata psichedelica dal sapore floydiano Home, lo sparatissimo garage punk rock di marca Stooges W.D.Y.Y.B. e gli stranianti walzerini da giostra acida Falstaff e August riescono a variare leggermente il panorama sonoro, è comunque un po’ troppo poco per imprimere al disco un’identità diversa.

Episodio sicuramente interlocutorio, Winchester Cathedral non aggiunge niente di nuovo a quanto già espresso dai – pur bravi – Clinic. Se non li conoscete, può essere un ascolto interessante. In caso contrario, passate pure oltre.

1 Settembre 2004
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