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7.1

Presentato Close in qualità di progetto inizialmente anonimo, e solo in tempi recentissimi rivelata la propria identità, William Saul, boss di Simple Records e Aus Music, aveva già anticipato qualcosa su !K7. Già resident dj per 3 anni al The End di Londra (prima che il noto locale chiudesse nel 2009), a fine aprile aveva infatti dato alle stampe il singolo Beam Me Up, poi qui, nel full lenght, comunque ripreso nella sua versione originale, ossia con featuring di Scuba e Charlene Soraia alla voce (e che nel singolo uscito un mese fa era stato pure remixato da Hercules And Love Affair e George FitzGerald).
Il biglietto da visita del disco, dalla confenzione alla superficie del suono, pulito e levigato, è un leggero piglio glamour, da house trasversale che si sta allontanando dalle frequentazioni club più dure per diventare easy listening di situazioni giustissime. Più profondamente, ed è una cosa che si fa chiara con gli ascolti attenti e magari anche ripetuti, vuole essere il passaggio da un retaggio house assai più classico e club culture oriented ad un determinato approccio sì pop, in riferimento alla accessibilità, ma in modo che, se non proprio oscuro, questo sia almeno crepuscolare. Una sorta di l’evoluzione dell’antico piano ubiquo dei Recoil di Alan Wilder e tutto altro pianeta rispetto a  Midland o Bicep che Saul, appunto, segue da vicino come editore.
Dall’ascolto raffinato e accessibile, e sul finale effettivamente cupo, di OSCAR ai glitter di My Way, la produzione rimane perennemente in perfetto equilibrio di calibratura tra le prerogative già accennate sopra. Che sia la dance astratta di Cubizm o il dub roots di Born In A Rolling Barrel o del Wallflower che ospita l’amico carissimo Fink, sempre si tratta di materiale concepito dichiaratamente per funzionare nel dancefloor ma, contemporaneamente, usufruire anche di una godibilità che ne trascenda i limiti. E così si spiegano le melodie ricercate, gli strumenti perlopiù suonati e, a tratti, pure la visionarietà (più da ascolto che da ballo) di alcune incursioni spaziali che paiono quasi citazioni di Vangelis.
Con un quadro complessivo che lascia intuire essere il disco in diretta discendenza con i lavori di fine anni novanta di alcuni storici produttori mitteleuropei (Kruder e Dorfmeister in particolare, incarnati come coppia, come Peace Orchestra o come Tosca), tra down tempo, atmosfere languide e strumenti registrati invece che simulati digitalmente. Ma anche Terranova  (ancora Europa centrale e !K7) o Experimental Pop Band…
ll dj e produttore William Saul si spinge in territori pop- downtempo con eleganza e una sorprendente sensibilità alle umide e oscure ambientazioni dell’io spaesato, accordando a un funky introspettivo che parte da Detroit e arriva fino a Berlino, con una forte ispirazione melodica che rimanda agli antichi maestri della sintesi.

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