• ott
    13
    2014

Album

Africantape

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Terzomondismo global e nascondismo alla maniera dei Goat, per questi sfuggenti C’mon Tigre. Ma se gli scandinavi andavano di clava sabbatica, i Nostri – sì, perché poco o nulla si sa di questa formazione/ensemble se non che di mezzo ci sono dei nostri conterranei – vanno di cesello, completando un giro del mondo (non metaforico) a base di input disparati – funk, dub, afrobeat, jazz, mai in forme complete e sempre in dosaggi altalenanti – che trovano una loro coerente coesione interna, come in una caleidoscopica visione d’insieme.

Facile se si pensa a ciò che si tiene a sottolineare nell’incipit del booklet, e cioè che “C’mon Tigre are two people / C’mon Tigre is a collective of souls”. Due e multipli nello stesso tempo; roba che, in senso stretto, si traduce nel fatto che molti dei collaboratori hanno apportato sulle trame “world” (da intendersi nella maniera più ampia e stimolante possibile) architettate dal duo fondante il proprio contributo, creando un clash impenitente e eccitante, omogeneo nelle intenzioni di fondo ma screziato e vario nei risultati. Se i due innominati ci mettono voci (spettrali e fantasmatiche), chitarre, organi, bassi, drum machines, batterie e altro ancora, il synth del compianto Enrico Fontanelli (Offlaga Disco Pax) impreziosisce la psych-tribale A World Of Wonder; la tromba di Rocco Favi distorce la title track in una ballata notturna e sghemba; la human beatbox di Simone Sabini dà nerbo all’acceso a-capella di Queen In A3; l’orchestra mediterranea formata dalla drum machine di Ahmad Oumar, la tromba di Rocco Favi, il glockenspiel di Malik Ousmane e lo stylophone di di Dipak Raji globalizzano l’evocativa Commute in una suite iridescente e g-local; il tenor sax di Jessica Lurie, l’alto sax di Hankjaap Beeuwkes e la tromba di Rocco Favi rendono Building Society – The Great Collapse un ethiopian jazz sfalsato e notturno, per un disco che, si sarà capito, è una continua scoperta. Ad ogni passo, ad ogni suono si scoprono volti, dimensioni, sfumature, poiché “non c’è un singolo posto, ma ci sono molti luoghi, non c’è un singolo volto ma molte facce”.

21 Dicembre 2014
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