• ott
    20
    2013

Album

Seamount Productions

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Un anno fa avevamo lasciato il Collettivo Ginsberg alle prese con De La Crudel, EP che dopo il Pregnancy del 2009 aveva presentato la nuova direzione del gruppo, focalizzata su un sound a metà strada tra cantautorato ed esperimenti noise-rock. Proprio questi ultimi vengono largamente ripresi in Asa Nisi Masa, nuovo album del quintetto.

Cristian Fanti e compagni, infatti, sembrano essersi lasciati definitivamente alle spalle il solco di quella tradizione blues/autoriale che va da Tom Waits a Nick Cave, passando per Tenco e De Andrè, in favore di un maggiore sperimentalismo che mette insieme da un lato un tappeto sonoro di matrice electro/jazz/rumorista, dall’altro la tecnica del cut-up già presente in De La Crudel e qui ripresa e ulteriormente sviluppata. Il tutto in un mix che rende i brani del disco dei collage testuali e letterari, debitori verso quelle influenze beat/dadaiste da sempre care al Collettivo.

L’apertura dell’album è affidata al recital in dialetto romagnolo di Come quando fuori piove, brano che, a dispetto di un titolo che potrebbe far pensare ad una filastrocca à la Sergio Endrigo, si rivela invece una libera interpretazione sia dell’Inno alla morte di Giuseppe Ungaretti, sia di Father Death Blues di Allen Ginsberg; il pezzo introduce l’ascoltatore in quel mood di ricerca e composizione che permea un po’ tutto il disco. La successiva Canto erotico primitivo è un blues-rock selvaggio, subito ribaltato dal jazz in salsa tango di Nel giorno dopo di Dio, che assieme a Io non ho mani riporta ad un songwriting più disteso e tradizionale, anche se sempre focalizzato sull’unione/destrutturazione dei vari elementi. Elementi che si traducono in pure scariche elettriche, ad esempio ne L’artiglio o in Salmo, dove la voce incombente di Fanti si trasforma in un recitato apocalittico.

Molteplici le influenze: se da un parte troviamo richiami al prog italiano anni ‘70 (in primis gli Area), dall’altro è evidente anche un certo sostrato free e jazz, tradotto nell’uso, oltre a chitarra, basso e batteria, di strumenti quali moog, fender rhodes, contrabbasso e chitarra dobro. Una ricchezza che, probabilmente, è da far risalire alla matrice progressive e sperimentale di riferimento, che tuttavia è anche il punto debole di Asa Nisi Masa: se infatti con il precedente EP era stata messa in luce una buona abilità nel dosare stili e linguaggi musicali differenti, stavolta si ha quasi l’impressione che la band abbia voluto mettere insieme tutto ciò che popola il suo immaginario di riferimento. Il risultato è un disco difficile e a tratti “pesante”, che anche dopo ripetuti ascolti non riesce ad arrivare ad una forma definitiva nella mente di chi ascolta. Troppe idee, dunque, e troppa voglia di metterle in musica, tra complessità e ridondanza negli arrangiamenti.

8 dicembre 2013
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