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7.5

Una bambina in mezzo a un paesaggio immerso nella natura, che scruta qualcosa su nel cielo, incastrata tra i margini di una fotografia in bianco e nero; forse sta sognando o magari sta semplicemente immaginando un mondo migliore, uno che abbiamo dimenticato. La copertina di Archetype, secondo EP dei Coma Berenices, sembra quasi una versione in “live action” della precedente di Delight e in qualche modo il nuovo lavoro del duo partenopeo è un ideale prosecuzione di quanto avevamo potuto ascoltare quattro anni fa. Appena 22 minuti di durata in cui immergersi completamente, lasciando che i ricordi – i loro, i nostri, quelli di chiunque – saltellino a braccetto con un interminabile bagaglio di emozioni, perfetta colonna sonora di un videomontaggio homemade, quello delle proverbiali vacanze di famiglia, in cui poter percepire anche lo screpitio di un’immaginaria pellicola super 8.

Usciti in piena pandemia da COVID-19, questi sei brani si identificano loro malgrado (ma si tratta assolutamente di un valore aggiunto) con la voglia di evasione mentale totale del periodo, in cui se è innegabile il fatto di essere costretti tra le familiari pareti delle proprie abitazioni, lo è altrettanto il potere salvifico della musica, capace di sfondare qualsiasi barriera, sia fisica che metafisica. Sei tracce interamente strumentali che spaziano tra l’alternative e il dream pop (anche se sarebbe riduttivo rimanere ancorati a questi due sottogeneri) con una disinvoltura sconcertante, capaci di regalare attimi di struggente bellezza. Fin dalla delicatezza quasi tangibile di Arché, in cui sembra proprio di vederlo quel mondo ideale di cui parlavamo in apertura, di attraversarlo correndo senza avere nemmeno un attimo di tempo per pensare a errori o rimpianti, riappropriarsi dell’attimo annullando la percezione stessa del tempo che scorre. Bisogna solo ricordare, tornare a quel piccolo bambino perennemente sorpreso dalla vita e dalle sue componenti, sognare liberamente, senza porsi vincoli, senza lasciarsi schiacciare dalle costrizioni sociali, senza abbattersi (Keep Your Feet on the Stars, Pt.1-2).

Non siamo poi distanti dalle suggestioni americane suggerite dai Whitney (Riyad), anche se i Coma Berenices sembrano optare per un loop sonoro nel quale è facilissimo essere risucchiati e da cui è difficile riemergere con la stessa consapevolezza. Si esce arricchiti da Archetype, come al termine di un viaggio, breve eppure intenso, familiare ma nuovo, come un ritorno a casa dopo anni di assenza. Tutto ci appare esattamente com’era, ogni cosa è al suo posto, solo che noi non lo siamo più. E non potremmo esserne più felici.

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