• Mag
    25
    2018

Album

Acid Jazz Records

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C’era una volta l’acid jazz, ve lo ricordate? Era l’inizio dei ’90 e il sound di gruppi di successo come Incognito, Brand New Heavies e Jamiroquai portavano addosso quella curiosa etichetta (nei due sensi, essendo anche il nome di una casa discografica le cui produzioni sono un fiore all’occhiello del genere). Figlio dell’età delle contaminazioni e nipote di dischi spartiacque per la storia del jazz tutto (Headhunters di Herbie Hancock, con la sua fusion geniale), l’acid jazz è un’idea di fusion molto più frizzante che acida come la intenderebbe un rocker, che strizza l’occhio al funk, al soul, all’elettronica da club, alla disco, e flirta con l’easy listening e il pop.

È di questa scena che facevano parte i Corduroy, oggi di nuovo in pista sulla stessa label (la Acid Jazz, appunto) che li aveva tenuti a battesimo e per cui avevano inciso i primi tre album. Nel caso suggestivo di questi quattro londinesi, i gemelli Addison, l’ex Doctor and the Medics Richard Searle e Simon Nelson-Smith, il nu jazz si andava e tuttora si va a sovrapporre con la risorgenza di exotica, lounge, delle colonne sonore dei film di genere e delle altre strange musics più o meno incredibili, incanalate nelle curiose navigazioni a metà tra revival, stracult e postmodernità di cui le cronache musicali del periodo si erano pure infatuate.

Il nuovo album Return of the Fabric Four concettualmente è una soundtrack fatta e finita, di un film di cui avremmo anche il titolo e la copertina – stilosa replica di certe locandine anni ’60-’70. I suoi strumentali sarebbero perfetti per una blaxplotation, un poliziottesco o per un party revival a tema: stiloso funk da aperitivo con le bollicine (la title-track), tanta fusion sbarazzina, il tocco exotico-tropicalista (la bossa nova di Sambarella), anche un po’ di twang e chitarra distorta – più del wah wah su cui i Nostri tenevano volentieri il piedino in dischi della prima ora come Out of Here – a duettare con l’Hammond su una morbida lounge (Blackmail), e una punta di r&b battente bandiera Union Jack (il beat di Saturday Club, raro brano vocale con echi di Who).

Il tutto suonato con un’eleganza catchy che rende fresca e vivace la sua collezione di stuzzicanti cliché. Sempre di cliché si tratta, a essere pignoli; rivoluzionaria, la musica dei Corduroy non è in fondo mai stata, ma sempre elegante, ben suonata e groovy. Cosa che anche questo ritorno a grandi linee conferma.

4 Giugno 2018
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