• Lug
    16
    2013

Album

Topshelf Records, Big Scary Monsters, To Lose La Track

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Più che una imperiosa rinascita del movimento, nei recenti risvolti positivi in ambito emo&dintorni si può scorgere una ritrovata voglia di realizzare must-have di culto destinati agli appassionati del genere e non solo. Parlare di contemporaneità stilistica sarebbe inopportuno: è più probabile che certe sonorità riescano ancora ad essere attuali perchè continuano ad accendere sentimenti passati, con quel valore aggiunto che chiamiamo nostalgia.

Gli inglesi Crash of Rhinos sono stati tra i primi a rinvigorire il credo conDistal (2011), un riuscito tuffo negli anni ’90 che strizzava l’occhio al midwest-emo e alle derive math/post. Due anni più tardi la band del Derbyshire torna con un disco per certi versi ancora più completo e attento al dettaglio: Knots.

Pubblicato da una Topshelf Records in grande spolvero (vedi il recente debutto dei The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die e lo split Pianos Become the Teeth / Touche Amore), Knots vede le “Five voices, two guitars, two basses ang one drum kit ” interagire tra di loro seguendo sia le coordinate d’assalto post-hardcore sia le cervellotiche sequenze math. Sono intrecci strumentali e melodici che si annodano e snodano (knots) in un flusso sonoro reso possibile da una affinata proprietà tecnica e da una sincera passione. In tre parole: sudore, cuore e cervello.

Escludendo il minuto di fingerpicking acustico intitolato Everything Is, la prima parte del disco si concentra principalmente su botte full-of-energy dirette ma mai banali (si ascolti il clamoroso drumming di Luck Has A Name o l’abrasiva sguaiatezza di Opener) che trovano in Interiors uno dei momenti più intensi della raccolta. Nella seconda metà – ovvero dalla strumentale The Reason I Took So Long in poi – troviamo i Crash Of Rhinos esplorare situazioni più riflessive: il lento crescendo (prima sospeso e poi esplosivo) di Impasses, l’affascinante emo variegato di Mannheim e i passaggi math-indie (Standards & Practice) che ricordano i migliori – e quindi non gli ultimi – Minus The Bear.

Meno violento di An Autobiography degli Old Gray e meno sorprendente di Whenever, If Ever dei The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to DieKnots è il tassello – forse il più coeso – che completa la grande triade “emo 2013”.

6 Agosto 2013
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