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Tutto fuorché cristallizzato, l’universo Rocket Recordings, almeno a giudicare dai primi 15 anni di vita che la qui presente compilation ha l’onore e l’onere di celebrare. Da un catalogo che è la gioia pura per qualsiasi intenditore di psichedelie – al plurale, ça va sans dire, visto l’ampio spettro coperto dalla label inglese –, la Rocket ha estratto una quindicina di tracce per altrettanti progetti più o meno noti che ora come ora rappresentano il meglio dell’ampia gamma delle musiche “per viaggiare”.

Dalle svisate orientaleggianti dei sempre ottimi Goat, figli illegittimi dei Can e del kraut tedesco meno ortodosso (Goatjam), al tribalismo free degli Anthroprophh – gli Oneida primitivisti e lanciati a 100 all’ora? –, dal rock selvaggio e informe degli Uran (Emp, motorik corposissimo e synth alien(at)o per scatafasci di suoni alla Green Machine kyussiana) alle paludose, esoteriche, dilatazioni trancey dei Gnod (Holy Empire è una continua stratificazione di echi e riverberi su tappeto ritmico ipnotico, per un trip malatissimo), dal rituale panico dei nostri The Lay Llamas (African Spacecraft (2092 AD- lift-off, journey and landing), danza afro-aliena da trip elicoidale) ai goblineschi miasmi messi in scena dai lanciati Teeth Of The Sea di Red Sun, è un continuo florilegio di declinazioni psych eccitanti e varie. A dimostrazione che 15 anni, quando si tira fuori roba del genere, possono anche non sentirsi affatto.

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