• Ott
    07
    2016

Album

4AD

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Chi ha avuto la fortuna di imbattersi negli ultimi due anni in quello che è il mondo di D. D Dumbo ne sarà rimasto quantomeno affascinato. Un mondo fatto di oceani tropicali e utopie deluse ma, soprattutto, il mondo di un performer che con una dodici corde iper-effettata, percussioni e loopstation riesce a creare un’atmosfera esotica immersa nell’acido e resa ancora più imprevedibile da strutture mai banali. Gli ultimi Talking Heads che giocano a scambiarsi i ruoli con la vocalità di Sting e l’impeto indie di Vampire WeekendArcade Fire, un gioco intellettuale che fa perno su suoni riconoscibili sin dal primo ascolto e influenze riconducibili alla dance e a tropicalismi vari che sfiorano quasi il prog, ridimensionato e semplificato in sequenze più scorrevoli con un retrogusto pop sempre ben nascosto ma presente.

Tropical Oceans aveva già fornito all’ascoltatore tutte le caratteristiche tipiche della natura di D.D Dumbo: quattro brani registrati a casa, lo-fi e gusto per i particolari che si scontrano e danno manforte alla sontuosa title-track o all’imprevedibile jazz di I Woke Up Covered In Sand. Arrivano buone recensioni, ottime in alcuni casi, molto probabilmente perché avere la benedizione di Warpaint St. Vincent, essere chiamato ad aprire per Tame Impala Tune Yards, e catturare l’attenzione al Pitchfork Paris e al SXSW Music Conference facilita un po’ il compito. L’ascesa di Oliver Hugh Perry si completa con l’ok di 4AD e con le sessioni in studio per il primo LP: Utopia Defeated arriva ad ottobre 2016 e viene anticipato da due singoli apri-pista che svolgono al meglio il loro ruolo.

Non è un caso che proprio Walrus Satan siano i primi due brani della tracklist del disco: ritmi, sample, riff ipnotici e linee vocali poliedriche fanno immergere l’ascoltatore direttamente in uno spazio-tempo in cui esseri umani, alieni, religione, il quotidiano e il trascendentale si rincorrono come bosoni impazziti. Tutto questo caos passa attraverso la ritmica quadrata di Walrus o la dance tropicale di Satan, in cui l’occulto del testo prende forma in beat e suoni che conservano una eco di All Night Long di Lionel Richie Don’t Stop ‘Till You Get Enough di Michael Jackson, frullata qui in chiave Boxed In e, soprattutto, C Duncan. Grandi prove interpretative, peraltro, che rimangono tali per tutta la durata del disco, poco più di trentotto minuti che spaziano dal folk di In The Water (dal sapore Edward Sharpe) alle suggestive spigolosità esotiche di Cortisol, dalla sontuosità africana di Alihukwe all’hip-pop di King Franco Picasso. Nessun calo di tensione in questo Utopia Defeated, che rimane compatto anche quando si lascia cullare dai momenti più pop come la ballata ritmica spirituale The Day I First Found God o da quelli jazz alla Norah Jones (Toxic City). Brother Oyster chiudono il disco tra i ricami stilistici a ritmo sostenuto della prima e le armonizzazioni in stile Beatles dell’ultima.

Chi segue Oliver Perry da un po’ di tempo non rimarrà di certo spiazzato da questo disco; quello che meraviglia è la capacità di creare in pochi anni un’identità sonora ben precisa dentro la quale la sperimentazione e la contaminazione raggiungono livelli altissimi di duttilità e qualità. Davvero molto bene fin qui, sentiremo parlare a lungo di D. D Dumbo.

8 Ottobre 2016
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