• Ott
    01
    2006

Album

Secretly Canadian

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Dico a te, amico, che covi quel vuoto irrimediabile di lune rosa, che dentro ti rimbomba il caracollare struggente dei reietti folk, che nell’eco livida di una stanza sei in grado di scontare tutto il senso delle prospettive sbarrate e delle speranze a perdere. Dico a te: questo disco – l’ottavo in nove anni per Damien Jurado, il primo per il trio Damien Jurado, formato dal cantautore di Seattle più il chitarrista/tastierista Eric Fisher e la violoncellista/vocalist Jenna Conrad – ha tutta l’aria d’essere il tuo prossimo appuntamento con la commozione. Ti spiego: in queste tracce potrai trovare qualcosa di simile ad uno Springsteen senza (più) veemenza, solo il disarmo tenero nella camera con vista sulle pene dell’anima (Shannon Rhodes, I Am Still Here), così come il Will Oldham più accorto e accorato (I Had No Intentions, Gas Station) nonché l’immancabile impasto di tepore, mestizia ed angoscia che chiama in causa il fantasma di Nick Drake direttamente e senza passare dal via (Hoquiam).

Non è tutto. C’è pure l’inquieta circospezione tra angoscia e fatalismo del Jason Molina-style (There Goes Your Man), una densa fragile solennità Black Heart Procession (la title track), persino un folk immischiato wave-pop come potrebbero i Notwist armati solo di drum machine giocattolo e organo caliginoso (in What Were The Chances). Qualche ulteriore indizio: la voce di Damien è assieme un indolenzimento sgualcito e un lenitivo discreto, le chitarre sono brividi nudi in close up, il pianoforte è una dolce interpunzione, le tastiere lavorano per evanescenze laterali, le percussioni sfarfallano una lasca irrequietezza, il violoncello e il violino spandono laconici tremori, il controcanto di Jenna chiude tutti i cerchi con angelica duttilità. Insomma, amico mio, dico a te: ti devo delegare quel trasporto che non ho saputo provare fino in fondo. Perché io, a Damien Jurado, ci credo e non ci credo. Non posso farci nulla se, mentre me ne lascio incantare, mi sembra di vederlo compiacersi delle proprie ossessioni. Come se fingesse. O recitasse. Se puoi, amico, credici anche per me.

1 Ottobre 2006
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