• gen
    21
    2014

Album

Secretly Canadian

Add to Flipboard Magazine.

Giunto all’undicesimo album in diciassette anni di carriera, Damien Jurado è ormai diventato una garanzia all’interno del panorama alt-folk statunitense. Brothers And Sisters Of The Eternal Son, dunque, lo aspettavano in molti: un disco chiamato a confermare i risultati dell’ottimo Maraqopa uscito due anni fa e in grado di approfondire ulteriormente il cammino fin qui percorso dal musicista, nonché di rinnovare una credibilità oltre i modelli di culto Nick Drake ed Elliott Smith.

Se Maraqopa ha infatti rappresentato il disco della definitiva consacrazione – avendo avuto l’onore e l’onere di elevare il songwriter di Seattle all’altezza dei grandi nomi della scena -, stavolta la sfida era non soltanto non deludere le attese, ma anche consolidare il proprio status al di sopra della sterminata quantità di produzioni che da sempre affolla il cantautorato a stelle e strisce. Una sfida per nulla semplice e che Jurado ha deciso di affrontare a modo suo, scrivendo un album che rappresenta il continuum del viaggio cominciato con Maraqopa: proseguendo lungo i binari del medesimo concept, Brothers And Sisters Of The Eternal Son racconta “il sogno di un uomo che decide di scomparire e poi cerca di trovare di nuovo se stesso” rappresentato forse dalla cupola/isola che campeggia in copertina, meta e destinazione di un itinerario intrapreso nuovamente con l’amico e collaboratore di lunga data, Richard Swift.

A cominciare dall’apertura psych/blues di Magic Number, appare chiaro che i sentieri battuti sono ancora quelli di un folk contaminato da più generi, in cui l’anima acustica convive con gli spasmi del blues così come con l’onirica visionarietà della psichedelia sixties, spaziando inoltre tra jazz, soul e rock. Brani irrequieti, sempre diversi tra loro, come ben mostrano le percussioni leggere di Silver Timothy, pezzo che si tinge della polvere crepuscolare del Laurel Canyon diventando un sigillo perfetto di quel mood hobo presente tutto il disco. La stessa essenza di viaggio esemplificata da Return To Maraqopa e Metallic Cloud, brani che sintetizzano l’anima di Brothers And Sisters Of The Eternal Son: l’incedere solenne della prima a contrappunto della quiete acustica della seconda, come a voler dimostrare che il songwriting di Jurado è in fondo un crocevia tra folk e psichedelia, l’arcana dolcezza dell’uno e il gioco di echi e riverberi dell’altra. Gli stessi elementi che ritroviamo nelle code elettrificate di Silver Donna e Silver Malcom, un  mix dilatato e imprevedibile che annuncia la chiusa del disco, affidata all’allegra marcetta beatlesiana di Suns In Our Mind. Un brano quest’ultimo che sottolinea una scrittura autentica e trasversale in bilico tra passato e futuro. Un ritorno tra i più interessanti dell’anno appena cominciato, che ci mostra un Damien Jurado in ottima forma eletto finalmente tra i grandi del folk contemporaneo.

8 Gennaio 2014
Leggi tutto
Precedente
Nils Frahm – Spaces Nils Frahm – Spaces
Successivo
I Break Horses – Chiaroscuro I Break Horses – Chiaroscuro

album

recensione

album

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite