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    0015

Album

Secretly Canadian

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E sono nove titoli per il buon Damien Jurado, il quarto
per Secretly Canadian questo Caught In The Trees. Disco che va al sodo con passione e disinvoltura, lasciando intendere un’ispirazione che sfida l’usura degli anni (ne sono passati undici dall’esordio solista), in virtù di una testardaggine ammirevole di fronte alla quale tocca arrendersi e accettare di buon grado l’opera struggente di questo inguaribile discepolo di riconoscibilissimi padri, opportunamente lasciati macerare in una poetica subdolamente psych, illanguidita di ricercatezze cameristiche e suggestioni neo-ghotic grazie soprattutto al contributo della violoncellista e vocalist
Jenna Conrad, che assieme a Eric Fisher (chitarra e tastiere) costituisce il Damien Jurado Trio. Resta insomma quel senso di derivazione incarnita, per cui di ogni pezzo puoi indicare senza indugio l’ascendente, alternandoli non saprei se a mo’ di
blando depistaggio o per una strategia emotiva ben precisa. Fatto sta che Sheets sembra i Counting Crows liofilizzati da Songs: Ohia, Gillian Was A Horserilascia gravità e sbrigliatezza lungo la direttrice Willard Grant ConspiracyWilco,Best Dress procede torva e solenne come un Oldham vitaminizzato da afrori desertici, Trials palpita in obliquo tra apprensioni Elliott Smithe Low, eccetera. Però, ecco, ci sono fior di pezzi come Go First (ballata folk-pop pressoché perfetta, la canzone che t’immagini scriverebbero Jason Molina e Mark Linkous dopo una serata trascorsa a meditare sulle occasioni perdute), Everything Trying (la dolcezza e l’abbandono che sono mancati al Vedder di Into The Wild) e soprattutto Last Rights, una delle migliori (re)incarnazioni Elliott Smith mai udite (dolcemente innervata Nick Drake). E’ grazie a questi episodi che la lama affonda di quel mezzo centimetro in più che non dà scampo. E’ grazie alla misura accorata dell’insieme che questo disco finisce dritto tra le cose preziose regalateci dall’anno in corso.

1 Settembre 2008
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