• nov
    01
    2008

Classic

20/20/20

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Lo scioglimento dei bostoniani Galaxie 500, qualcosa come diciotto anni fa, colse un po’ tutti di sorpresa e fece male. Avevamo oramai fatto l‘abitudine a quello splendido gioco di psichedelia minimale, alle chitarre che s’espandevano come cerchi concentrici nell’acqua e alle melodie sfuggenti che pian piano ti entravano nel cuore e colà restavano conficcate. A compensare la perdita, Damon Krukowski e Naomi Yang si fecero quasi subito vivi come Pierre Etoile tramite un e.p. avventurato sui medesimi percorsi (dal quale si ripescava qui lo scintillante, sibilante crescendo This Car Climbed Mt. Washington), salvo ritirarsi dalle scene anche a causa della bancarotta di quella Rough Trade che li pubblicava. Tappatisi in casa a riflettere, ascoltare Robert Wyatt e curare la loro casa editrice, non restarono troppo a lungo sordi al richiamo delle sirene e, istigati dal braccio destro produttivo Kramer, ripresero in mano basso, batteria e chitarre. Accumulato un discreto numero di brani, nel ’92 si ripresentarono sulle scene con questo disco per la Shimmy (label di cui lo stesso Kramer era capo) e una versione più “classica” del suono che li aveva eletti a culto.

Ragionevole, perché l’urgenza di gioventù dura un battito d’ali o due, tre al massimo. Dopo di che subentrano la consapevolezza del tuo ruolo artistico e dell’aver contribuito o addiritura creato un canone. Che qui è di poco al di sotto della band madre e si giova di una produzione accorta,  disseminata di dettagli preziosi al servizio di composizioni solide. Sfilano dunque l’organo kooperiano però free di Memories – e si tratta di un brano vergato dal Soft Machine Hugh Hopper! – e la delicata sfoglia Laika, la citazione lirica che emerge da Astrafiammante e la ripresa di This Changing World (la faceva Claudine Longet) cantata direttamente su un nastro deteriorato, i sapori orientali in Boston’s Daily Temperature e quella tiepida mestizia dentro la torrenziale Once More. Percepisci ancora una certa innocenza, il porgersi discreto dell’indie rock di allora che – poco dopo l’esplosione di Nevermind: in pochi difatti si accorsero della sua uscita… – già trascolorava in business e clamore. Assenti, nel primo confortevole gradino di una bella storia tuttora in corso.

1 gennaio 2009
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