Recensioni

6.5

Dance For Burgess significa un duo (Iacopo Bigagli e Marco Da Collina) fortemente influenzato dal passaggio tra anni Settanta e Ottanta, dalle wave e dal superamento del punk. In SSA ci sono tutti i tasselli di quel mosaico che abbiamo visto ricomporsi qualche anno fa, grazie all’opera di Simon Reynolds e, ovviamente, al revival impetuoso di nuove band, ristampe, temi. Un’onda oggi al riflusso, è vero, ma anche ancora abbastanza fresca per dare ancora segni di vitalità e collegamenti vivi.

Bigagli e Da Collina ci offrono dieci tracce, molte delle quali punk funk allo stato puro, di stampo post-no-wave, evidentemente modello Liars (I’m Wired, e il titolo non può che far pensare all’ultima fatica dello stesso Reynolds, oltre che al leggendario singolo dei The Fall). In evidenza strategie no- e bad trip, atmosfere che ricreano ambienti di quegli anni, chitarre scordate e basso da manuale Rockerilla primi Ottanta, così come funk da contorsionisti ma taglio diritto degli obiettivi: andare dritto alla tensione psichica, non al corpo. E così non può che essere cerebrale il dialogo tra drum machine, voce-basso e chitarre in Omgmj!, probabilmente una delle migliori del lotto. Funziona meno il ricordo Wire (Toxshop), forse a causa delle peculiarità dei protagonisti di quel cassetto della memoria, forse – e con ciò pensiamo al design delle armonie e alla capacità di creare colpi di scena nello stesso brano che in pochi riescono a replicare.

Fatto dieci l’originale, la citazione non fa zero. Nel genere, e nel contesto dell’offerta italiana – di oggi come di allora – Dance For Burgess superano la media, pur insistendo su un seminato in cui certamente non è facile emergere.

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