• Mag
    05
    2015

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Daniele Sepe è sempre stato una cellula impazzita della scena musicale italiana. Troppo curioso per essere rinchiuso nella categoria già ampia del jazz, il sassofonista napoletano ha dimostrato nei suoi quaranta anni di suoni e colori un’invidiabile trasversalità di linguaggi: da un lato una variopinta “napoletanità” ai confini con l’etnico e il folk, dall’altro un imprinting jazzistico di prim’ordine, in mezzo la necessità di rimanere in contatto con la contemporaneità, una esigenza che lo ha spinto a collaborare con artisti tra i più disparati (a inizio carriera si chiamavano Nino D’Angelo, Gino Paoli, Eduardo De Crescenzo e Nino Buoncore, ma nel tempo la lista si è allungata a dismisura). Dischi come l’ottimo Anime Candide o Canzoniere Illustrato sono, in questo senso, un buon esempio, e hanno contribuito a costruire un immaginario assai rappresentativo del personaggio.

Il venticinquesimo album in carriera di Sepe, ovvero A note spiegate (realizzato grazie a una campagna su MusicRaiser), rientra nella categoria dei lavori più in linea con la tradizione jazz. Il disco nasce da una serie di dieci incontri/laboratori tenuti tra il 2013 e il 2014 a Napoli, in cui si è insegnato al pubblico «a riconoscere emotivamente tonalità maggiore e minore, accordi di tensione o di riposo, scale, stili e strutture del jazz, ma anche a seguire la partitura di un brano imparando a distinguere la battuta, il segno di ritornello e a marcare con un bel “Uè” collettivo l’inizio di ogni chorus o l’attacco del bridge». Evidentemente, anche un’occasione per riscoprire classici del genere, ripresi e rielaborati dalla tracklist del qui presente album grazie al contributo di un parco strumenti ricchissimo che comprende sax, trombone, sega musicale, chitarra elettrica, pianoforte e tastiere, basso elettrico, batteria e percussioni.

Ovvio che le riletture degli standard in scaletta – tra i tanti, Fables Of Faubus di Charles Mingus, ‘Round Midnight di Thelonious Monk, la Mercy Mercy Mercy di Joe Zawinul portata al successo da Cannonball Adderley, ma anche la Antonico di Ismael Silva (ripresa da Gato Barbieri) e l’accoppiata Sofa/King Kong di Frank Zappa – non possono non essere in linea con l’idea di musica che caratterizza Sepe: uno streaming scoppiettante capace di collezionare funk, jazz, destrutturazione e qualche colpo basso pop (una So Much Trouble in the World che diventa E la luna bussò), vitale e caratterizzato da ottime idee. Quando la rivisitazione è accompagnata dalla creatività, escono dischi come questo, un lavoro che crediamo possa raccogliere buoni riscontri anche negli ambienti più istituzionali.

28 Giugno 2015
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