• Giu
    01
    2010

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Giada Mesi

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Dargen è lucidamente consapevole di dove sta andando. Dalla visione, con relativo piccolo grande botto indie, di Di Vizi Di Forma Virtù (2008), ha intrapreso un personale percorso-calvario in cui “ho messo in moto il ciclo della mia morte artistica, e non riesco più a interromperlo”. D’ (parte prima), solo digitale, “è il mio rispettoso omaggio ai neomelodici, al loro mood compositivo”. Detto questo, detto tutto. Pasolinianamente attratto da quei materiali e da quell’immaginario uberverace, ad un tempo provinciale e metropolitano, D si sporca le mani fino in fondo, immergendo il suo freak-cantautorato in una estetica tamarra – tanto sul versante del rap, quanto su quello elettronico/danzereccio – di cui sta cercando chiaramente di fissare la poetica. Una frase come “la mia religione è bere qualcosa con te” non è equivocabile, dipinge alla perfezione tutto un mondo, tutta una filosofia di vita. Capire Dargen oggi è come capire Battiato ieri, bisogna essere sintonizzati, vincere qualche idiosincrasia personale.

Citazioni da Battisti e da Pasolini in Bere qualcosa, con rime (“Anita Baker/parete”) e liriche (“dal cielo di Nutella cade e si glassa una stella”) che solo lui può rendere credibili. Zucchero luminoso (il vocoder che dissolve parole e immagini) nello storytelling di Perché non sai mai, surreale, e di Malpensandoti, super-romantica (autobiografica?). Ancora, l’assalto uptempo di Van Damme, storia d’amore violento; l’autoreferenzialismo tra straniamento (“mi riconosco nel mio disco solo se mi rispecchio nel retro del cd”) e cazzeggio dell’appiccicoso motivetto dance di Prendi per mano D’Amico; il tropicalismo guascone/baccaglione di Ma dove vai. Alla fine tutto funziona sorprendentemente bene. Bocciamo soltanto, e in pieno, il sermoncino pro-comunicazione faccia a faccia al tempo di Facebook di – nota bene, qualunquismo “contro” fin dal titolo – Nessuno parla più, in coppia con Fibra.

Aspettiamo la seconda parte, annunciata per i primi di ottobre. Dargen ha preso una china pericolosa, rischia grosso e lo sa, e noi lo seguiamo con apprensione.

7 Settembre 2010
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