• mag
    18
    2014

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Edizioni Zùmpapa

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La costrizione della nudità non passerà alla Storia per l’interpretazione canora di Dario Buccino e, bisogna dirlo, nemmeno per i testi, spesso chiusi a bulbo, pieni di rabbia ermetica. Pur con eccezioni dovute se non altro all’orchestrazione o a un precipuo folk che permette consonanze vocali basiche, il padrone di casa è uno stile che fischietta fra leve differenti di scuole romane e il Finardi più recente, la liturgia à la Giovanni Lindo Ferretti, ma pure Negramaro e Tiziano Ferro sono gioie non poi così insabbiate.

La costrizione della nudità è invece musicalmente uno scavo concreto meta-lirico e metafisico, una sonda che batte nuovi vicoli ciechi alla ricerca del suono che schiocca e sferruzza dalla reciprocità corpo-materia. Il lavoro si pone una sfida, merce rara di questi tempi perlomeno lungo lo Stivale, che origina da una domanda: cosa sa della musica il corpo, che il pensiero non sa di sapere? Dario risponde col sistema HN, acronimo per hic et nunc, elaborato anni fa “per imbrigliare le forze che si dispiegano nel momento della performance”. Nel libretto che fa punteggio alto con l’imballaggio e che accompagna il dischetto, l’autore sa svelarsi con generosità e dovizia. Racconta di quando i medici gli dissero di avere un cancro e poi che no, si erano sbagliati, “mi sentivo perso in un conflitto lacerante: come unire organicamente le due dimensioni, la vertigine del vuoto e quella del pieno? Cominciai a cercare la risposta nella musica” . Il sistema HN è dotato di una lamiera, che col tempo ha figliato, le cui onde vibratorie rendono possibile un’interazione tridimensionale e le cui proporzioni sono calcolate secondo formule matematiche. Buccino è giunto negli anni a imbastire una tavola di notazioni partendo da quest’intuizione che istintivamente può ricordare il progetto Let sfinge e però a ben vedere va praticamente oltre, travalicando e scombinando più arti, in una contemporaneità tutta sua, in una sintesi da vero mestierante.

Ma La costrizione della nudità è anche un lavoro che mette al centro un tipo di forma canzone che aiuti nella ricerca di “risonanze affettive”. Ecco, se ne potrebbe parlare per ore, ma io credo che in queste tracce vinca più la pronuncia timbrica della musica anzichè una genìa di forma canzone. Per questa ringhiera Buccino instrada i suoi progetti, rendendo viva una cronaca che a molti sfuggirebbe di mano, e in questo La costrizione della nudità crea o creerà un solco per chi vuole legare a mo’ di bouquet la sperimentazione sonora a una prosa istintuale. Bisogna dargliene atto.

21 Settembre 2014
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