• ott
    08
    2013

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Other People

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Dopo averlo visto tanto in trio al Meet In Town quanto in solo live set al Crash di Bologna un paio d’anni fa, era chiaro quanto Nicolas Jaar sapesse muoversi in modo esemplare sia all’interno e sia, soprattutto, all’esterno dei canonici circuiti dance. Il tour promozionale di Space Is Only Noise, a partire dall’estate di quell’anno, aveva inoltre evidenziato quanto il producer di stanza a New York si stesse appassionando a lunghe jam psych e nel contempo allontanando dalla deep che lo aveva svezzato discograficamente nel 2008 (The Student EP). Darkside nasce così, a Berlino, in una tappa di quel tour, come risposta a un’urgenza di suonare diciamo rock in un ottica molto cosmica. Il duo è composto da Nicolas e Dave Harrington, suo chitarrista on stage ma anche conoscente di lunga data (dai tempi della Brown University). I due prima provano in una stanza d’Hotel per poi darsi appuntamento in uno studio vero a Brooklyn. L’esordio lungo arriva soltanto quest’anno ma sono almeno tre gli episodi da segnalare accaduti in precedenza: un eppì sempre del 2011, Darkside EP pubblicato sulla – allora – label di Jaar Clown & Sunset (ora sostituita dalla Other People), una performance di cinque ore consecutive al MoMA di New York nel 2012 (sempre accompagnato, tra gli altri, da Harrington) e un remix project che lascia tutti un poco sorpresi, per resa e fragranze: quel Random Access Memories Memories pubblicato – inizialmente sotto l’alias DaftSide – il 21 giugno scorso su Soundcloud, un remix – meglio re-work – di Random Access Memories reinterpretato in versione sempre 70s ma in un’ottica più blues, live e, se vogliamo, più grassa e adulta rispetto all’album dei Daft Punk.

Psychic arriva dopo un paio d’anteprime (Golden Arrow, Paper Trails) che tradiscono la naturale direzione del progetto: puntare su un intorno 70s-80s allentando le maglie tra blues e funk e calandoci sopra una fumata di psichedelie progadeliche, sporadici falsetti funky e un senso di viaggio cosmico che sta nei pensieri di Jaar almeno fin dall’album solista. Si tratta di un lavoro discreto, che non cerca facili piacionerie e se lo fa si pone comunque come un appassionato survey. Jaar abbandona la sua oramai celebre deep a 100bpm per un terreno (nu)disco tutto da (ri)scoprire assieme ad Harrington. Anche se certe soluzioni possono ricordare i Pink Floyd di The Wall, scordatevi il riferimento alle sfere metalliche di The Orb e David Gilmour; i due preferiscono muoversi nel solco delle produzioni di Caribou (Freak, Go Home) piuttosto che in quelle tipicamente (deep)house. La coordinata principale, e il terreno in cui il progetto si muove con passione e scioltezza, risiede dunque nelle jam blues psichedeliche dei live del 2011 formalizzate magari secondo fascinazioni nu (The Asphodells riferimento per Golden Arrow) e naturalmente aperte a variegate influenze, dai Flaming Lips più abbacinati dal sole agli Air delle vergini suicide (Metatron) e, perché no, il Chris Rea marittimo. Il tutto accade senza un perché o un quadro preciso. E’ il mood che conta e quello, coerentemente con certe umoralità blues, c’è, accompagnato da una proposta ben rifinita in post-produzione ma che mantiene il senso di una navigazione a vista. Il classico buon esordio.

7 Ottobre 2013
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