Recensioni

© Brian Aris

1985-2000 sono le coordinate temporali delle foto racchiuse in questo bel libro del fotoreporter inglese Brian Aris. Un prezioso scrigno di immagini per lo più inedite ed a tiratura limitata (accompagnato da una litografia autografata). Memories è stato infatti stampato in sole 350 copie dalla londinese Snap Galleries e si rivela un affascinante percorso nella vita sia professionale che personale dell’uomo che volle farsi rockstar, alieno, duca, attore, stella oscura… David Bowie. Aris lo incontrò e ritrasse più o meno casualmente nel mega-raduno rock Live Aid, nella Wembley Arena. Era il luglio del 1985 e Bowie fu tra i migliori del mazzo ad esibirsi tra quella parata di stelle, secondo forse solo ai Queen. Un mese prima era stato già immortalato dal fotografo mentre si esibiva in duetto con Mick Jagger in Dancing In The Streets, durante il Prince’s Trust Concert, sempre a Wembley. A quel punto Aris, che intratteneva uno stretto rapporto di amicizia con Bob Geldof e l’allora compagna Paula Yates, aveva definitivamente agganciato l’ex Ziggy Stardust e non mancava occasione di rendergli un buon servizio su pellicola fotografica, finendo per essere chiamato ripetutamente alla sua corte, anche per servizi non sempre prettamente discografici.

Prima lo rese assurdamente quasi protagonista assoluto negli scatti ufficiali del pomposo matrimonio tra il leader dei Boomtown Rats e la modella e giornalista televisiva, complice anche un completo elegantissimo, degno di un qualsiasi titolato. E sicuramente Bowie non faticava a spiccare nelle ironiche foto di gruppo popolate dalla crema pop di allora (Duran Duran, George Michael, Spandau Ballet), nonostante il kilt di Midge Ure e il vestito sfacciatamente rosso vermiglio della sposa di Geldof. In seguito Aris documentava la seconda discesa di Bowie tra le fila dei suoi Tin Machine: intensi, inconsueti, pittoreschi e originali i frame colti sul bizzarro set del videoclip di You Belong In Rock’n’Roll, diretto da Tim Pope nell’agosto del 1991 a Dublino. Lo si può ammirare in primi piani, figure intere o scene di gruppo. Alcune sono foto coloratissime e altre in bianco e nero, con i più vari accessori, siano essi una esagerata camicia di Versace, un completo verde acido di Thierry Mugler, una chitarra metallica o un rosso demone crocifisso. In quella occasione David si lasciò ritrarre in una immagine ricordo anche con la collega Marianne Faithfull. Seguono altre interessanti istantanee della band durante i rehearsal e le prime assordanti date dell’It’s My Life Tour, eseguite presso alcuni contenuti ma stipatissimi club.

© Brian Aris

Tuttavia per i fan italiani questo libro fotografico è motivo di interesse maggiore perché documenta generosamente la discesa romana dei Tin Machine durata tre intense giornate (8, 9 e 10 ottobre 1991): le due esibizioni dal vivo al Teatro Brancaccio, le pose più o meno scomposte della band catturate presso i Fori Imperiali o davanti ad altri meravigliosi scorci della capitale. Forse non uno dei momenti più alti della carriera dell’ex Duca Bianco, eppure la cui documentazione sprigiona qui un grande divertimento ed energia da parte dei quattro componenti della band e una calorosa accoglienza del pubblico.

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Passano alcuni mesi e il fotografo ritorna a documentare un nuovo evento rock storico e collettivo: il Freddie Mercury Tribute. Il set è ancora una volta quello di Wembley, sede di alcuni indimenticabili concerti dei Queen. Ancora una volta Aris si dimostra particolarmente professionale e alcune immagini si dimostrano essere irrinunciabili per la presenza di numerosi protagonisti della scena rock dell’epoca in compagnia di quello che era stato il dio del glam. Ancora scatti monocromatici e a colori sia delle prove che delle esibizioni ufficiali con Annie Lennox, Brian May, i Mot The Hoople ma soprattutto quelli con il chitarrista Mick Ronson, una reunion particolarmente significativa e toccante. Quei momenti furono forse il preludio alla loro ultima collaborazione sull’album Black Tie White Noise (rilasciato un anno più tardi).

In una chiacchierata di circa un anno fa, il fotografo ci ha rivelato che sono alcuni dei suoi scatti favoriti a Bowie, anche considerando che il migliore compagno di numerose cavalcate glam-rock (nonché arrangiatore di superbi classici) sarebbe scomparso prematuramente a causa del cancro non molto tempo più tardi. Memories contiene anche un magnifico e totalmente inedito scatto di gruppo in bianco e nero con i Queen superstiti, Bowie e Ronson. Fa un certo effetto guardare questa potenziale superband: cinque supereroi che posano uno accanto all’altro. Quasi più evocativa della loro performance di allora sulle note di All The Young Dudes.

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Arrivati a questo punto il volume riserva altri documenti particolarmente significativi e in parte inediti. Tra tutti sicuramente quelli del matrimonio religioso tra David e la supermodella Iman Abdulmajid nella chiesa episcopale di Saint James a Firenze. È il 6 maggio 1992 e qui ci vengono regalati alcuni momenti sparsi: un fugace scatto dal corteo delle auto blindate nella strade della città toscana dove la polizia tratteneva la curiosa folla assiepata sui marciapiedi, l’alternarsi di splendide pose studiate, spontanee oppure ironiche (ma in alcune David Jones appare davvero totalmente sopraffatto dall’emozione), il “backstage” della funzione religiosa e ancora un altro supergruppo, ovvero gli sposi attorniati da Eno, Bono e Ono (sembra un gioco di parole ma erano davvero Brian, Vox e Yoko). Solo un professionista come Aris, che ha più volte immortalato le cerimonie ufficiali della famiglia reale inglese, poteva tanto.

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Un anno più tardi e il musicista posa promuovendo il suo album più intimo, minimale, in un certo senso autobiografico e decisamente il meno conosciuto di tutta la sua intera discografia: The Buddha of SuburbiaIl 9 ottobre del 1999 Iman e David sono davanti all’obiettivo nel backstage di un altro grande concerto benefico collettivo, il Net Aid (questa volta in uno stadio di Wembley completamene ricostruito dall’architetto Norman Foster): in coppia, da soli o in compagnia di altri partecipanti. Qui Bowie appare curiosamente affiancato da Robbie Williams.

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Chiudono questa raccolta alcune splendide immagini del 2000, quando la coppia presentava (all’interno del loro elegante appartamento newyorkese), in esclusiva al mondo, la loro neonata erede: Alexandria Zhara Jones. In un certo senso per il committente e il suo “documentarista” la sessione costituiva un cerchio che si chiudeva. In parte professionale ma soprattutto umano.

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L’autore accompagna ogni sessione di significativi dettagli, gustosi aneddoti e vibranti ricordi; inutile dire che, trattandosi di Bowie, ognuna presenta un di lui look differente, a testimoniare una altrettanto diversa svolta stilistica della sua carriera musicale oppure un significativo episodio personale della sua vita più intima. È probabilmente quanto di più potremo mai bramare e conoscere dell’umano e reale David Robert Jones mescolato al fittizio e immaginario David Bowie: uno strano ibrido che Aris ci aiuta a intravedere, ricordare e un po’ sognare.

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